Le caratteristiche di una cooperativa


IL SOCIO
Il socio, per intrattenere rapporti di scambio con la cooperativa, deve possedere i requisiti previsti dallo statuto. L’atto costitutivo può prevedere, determinandone diritti e obblighi in un apposito regolamento, l’ammissione del nuovo socio cooperatore in una categoria speciale (socio in prova), in ragione dell’interesse alla sua formazione o del suo inserimento. L’opportunità di optare per l’inserimento in tale categoria speciale risiede nella possibilità di verificare se l’aspirante socio possa apportare un significativo e duraturo contributo allo scopo sociale. È possibile, entro certi limiti e con determinate caratteristiche, prevedere anche figure di soci finanziatori che non partecipano allo scambio mutualistico, ma si limitano a finanziare l’attività della cooperativa.


LA PREVALENZA
Le cooperative sono o a “mutualità prevalente” o a “mutualità non prevalente”. Il requisito della prevalenza è elemento necessario per ottenere il caratteristico regime fiscale. Sono cooperative a mutualità prevalente quelle che:

  • svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi;
  • si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci;
  • si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Gli amministratori e i sindaci devono documentare la condizione di prevalenza nella nota integrativa al bilancio. Le cooperative sociali sono di diritto a mutualità prevalente.


I REQUISITI MUTUALISTICI
Le cooperative a mutualità prevalente devono obbligatoriamente prevedere nei propri statuti:

  • il divieto di distribuire dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
  • il divieto di remunerare gli strumenti finanziari (ad esempio titoli azionari emessi dalla cooperativa) offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;
  • il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;
  • l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento delle società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.


Queste limitazioni, infatti, tendono a rafforzare il carattere mutualistico dell’impresa sotto due profili: la salvaguardia del principio in base al quale il vantaggio dei soci deve realizzarsi attraverso gli scambi mutualistici; l’accumulazione indivisibile, per consentire alla cooperativa di rafforzare il proprio patrimonio a vantaggio dei soci futuri.
 


IL RISTORNO
È la redistribuzione ai soci di parte dell’utile realizzato, in proporzione alla quantità e qualità degli scambi con la cooperativa nel corso dell’esercizio. Il ristorno può consistere: in un’integrazione dei salari (nel caso delle cooperative di lavoro), che non può superare il 30% dei salari correnti; in un rimborso di costi o aumento di ricavi dell’attività svolta al socio. Il ristorno ai soci può essere erogato in forma liquida oppure attraverso l’aumento gratuito del capitale sociale o l’emissione di strumenti finanziari.


LE QUOTE E AZIONI
Il valore nominale di ciascuna azione o quota non può essere inferiore a 25 euro né superiore a 500 euro. La cifra massima che ogni socio persona fisica può detenere come capitale è di 100.000 euro. Questi limiti non si applicano nel caso di conferimenti in natura o di crediti, e con riferimento ai soci diversi dalle persone fisiche ed ai sottoscrittori degli strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione.


LA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE O DELLE AZIONI
Le cooperative possono destinare una quota degli utili ad aumento del capitale sociale. In tal modo possono essere superati i limiti massimi di cui sopra, purché nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo, calcolate dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat).
 

IL PRESTITO SOCIALE
I soci possono finanziare la cooperativa anche attraverso il prestito sociale. Vanno soddisfatte le seguenti condizioni: le somme raccolte da ciascun socio non possono superare determinati limiti; le somme devono essere destinate esclusivamente al finanziamento delle attività dell’oggetto sociale; la cooperativa deve osservare i requisiti mutualistici ed è sottoposta alla disciplina dettata dalla Banca d’Italia.


LA STRUTTURA SOCIETARIA
Alle cooperative, per quanto non espressamente previsto in merito dalla legge, si applicano le leggi sulle società per azioni o sulle società a responsabilità limitata, a seconda dei casi.


LA VARIABILITÀ DEL CAPITALE SOCIALE
Il capitale non è determinato in un ammontare prestabilito nello statuto, ma varia al variare della compagine sociale. Per variare il numero dei soci è sufficiente una delibera del consiglio d’amministrazione.

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