Dicembre 18, 2020

Le mense bio, un patrimonio da rafforzare: il webinar di Alimos

La domanda del mercato di prodotti biologici è sempre crescente, e il rischio è che la produzione e l’industria della trasformazione non siano in grado dare risposta. È questo uno degli aspetti emersi durante il webinar con esperti e referenti del settore intitolato “Strategie per favorire il biologico nella ristorazione scolastica”, organizzato nell’ambito del progetto “Mense Bio” promosso dalla Regione Emilia-Romagna e patrocinato dall’Ufficio scolastico Regionale. Le molteplici attività sono state ideate e realizzate dalla cooperativa Alimos di Cesena, e hanno coinvolto 31 scuole, tra infanzia, primaria e secondaria di I grado, per un totale di 71 classi e 1.469 alunni di tutto il territorio regionale. Sono state inoltre coinvolte 15 fattorie didattiche a produzione biologica selezionate per l’accoglienza delle classi e la realizzazione dei percorsi didattici insieme agli esperti.


L’Emilia Romagna è stata una delle regioni che per prima ha fatto la scelta di portare il biologico nella ristorazione scolastica. Il cibo bio è qualità, è sicurezza ma è anche un forte legame con il territorio. Ne è convinto l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi che durante l’incontro on line del 2 dicembre scorso ha sottolineato come l’Emilia Romagna ha di fatto investito tanto in questi anni per quanto riguarda la promozione e la diffusione del biologico, non solo nel comparto agricolo della produzione, ma anche nelle scuole. «Noi pensiamo che sia un diritto avere cibo di qualità e sicuro per i nostri studenti, e c’è molto bisogno di lavorare nel settore dell’educazione alimentare. Per questo anche in futuro cercheremo di mettere in capo qualche progetto interessante».
In occasione dei 200 anni dalla nascita Mammi ricorda come sia stato proprio un emiliano -romagnolo il primo a parlare del valore del cibo come elemento culturale. «Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana, che nel suo manuale stabilisce che il cibo è cultura, non è solo un prodotto indispensabile per la sopravvivenza, ma è relazione e socialità. Il cibo è il frutto del lavoro agricolo e quindi è espressione di un’identità, una storia. Parla della necessità di educare le persone a sapere da dove provengono i prodotti, come sono coltivati e a conoscere la stagionalità. Penso che occorre proprio ripartire da questo contributo culturale di 200 anni fa, e investire sul biologico per cercare di realizzare questo decalogo».
Il biologico in regione è cresciuto del 75% in termini di produzione negli ultimi 7 anni, sia come numero di imprese coinvolte nella produzione, che nel consumo. «Dovremmo diventare una grande piattaforma di carattere distributivo commerciale e promozionale del biologico per promuoverlo in Italia ma anche nel resto dell’Europa». Un risultato frutto di importanti investimenti. «Se ci siamo arrivati è anche perché la Regione ha investito direttamente 150 milioni e con altri bandi si è arrivati a 300 milioni di euro. Quindi c’è stata una politica mirata, supportata però dalle risorse e vogliamo continuare su questa strada – ha aggiunto Mammi -. Puntiamo a superare il 25% della superficie agricola regionale a produzione biologica». Questo è uno degli obiettivi che il periodo di emergenza sanitaria ha messo ancora più in evidenza. «Penso che dopo l’esperienza del Covid si sia compreso come ci siano due elementi in cui noi non possiamo fare assolutamente a meno: la salute e il cibo. Nel momento in cui andremo a legiferare e a scegliere delle priorità, per me questi due ambiti hanno la priorità assoluta».
Non sempre comunque c’è sufficiente prodotto per soddisfare quella che è la domanda non solamente della pubblica amministrazione delle mense, ma in generale del mercato, come hanno evidenziato Elisabetta Cani di Intercent-ER e Aldo Bertazzoli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna. Francesco Casati, del Comune di Reggio Emilia, ha evidenziato l’aspetto del prezzo: «I genitori sono sensibili a questo, ci sono progetti, siamo a buon punto ma ancora oggi lo scalino da affrontare è il costo». I rappresentanti delle aziende leader presenti al dibattito (CirFood, Camst, Fruttagel, Brio, Granarolo e Parmareggio) hanno confermato il ruolo dell’Emilia Romagna nel biologico in Italia, e lo sforzo è di aumentare la produzione per andare incontro alla domanda. Una contrazione delle superfici si è avuta con la pandemia da Covid, ma per il futuro l’obiettivo è arrivare al 100% biologico. (E.S.)

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