Dicembre 15, 2020

Actionine, 20 anni di lavori internazionali

Il lavoro di traduttori e interpreti è preziosissimo: i rapporti commerciali tra chi parla lingue differenti, solo per fare un esempio, sarebbero impossibili. Tra le associate di Legacoop Romagna la cooperativa Actionline, nata vent’anni fa come startup universitaria, è diventata un punto di riferimento per questi servizi. Ce la fanno conoscere la presidente Beatrice Balducci, anche responsabile della parte commerciale, la vicepresidente Stefania Ganzini, traduttrice, e la consigliera d’amministrazione Marzia D’Onofrio, traduttrice e responsabile amministrativo.


Stefania Ganzini, come è nata Actionline?
«Nel 2000, come start up universitaria della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori. Il direttore, Marcello Soffritti, ci ha lanciato una sfida: entrare nel mondo dell’imprenditoria con una società strutturata e per noi è stata un’opportunità per mettere alla prova le nostre competenze professionali. Prima di Forlì la nostra sede, per tre anni, è stata a Portico di Romagna, grazie a una convenzione tra Università e Comune a sostegno di nuove imprese».
Marzia D’Onofrio, quanti siete e qual è, in numeri, la vostra attività?
«Siamo cinque socie e con noi lavorano anche due free lance, che come noi hanno conseguito la laurea alla scuola interpreti di Forlì. Nel 2019 il nostro fatturato ha sfiorato i 340mila euro, confermando il trend positivo degli ultimi anni. La parte più consistente è rappresentata dai servizi di traduzione, seguiti dalla formazione e dall’interpretariato».
Alla presidente, Beatrice Balducci, chiediamo un identikit dei clienti di Actionline
«In portafoglio abbiamo circa 500 clienti, per lo più emiliano-romagnoli, suddivisi tra piccole e medie imprese, enti di formazione e di promozione turistica, amministrazioni pubbliche, università e anche alcune grosse aziende del territorio».
Qual è il punto di forza di Actionline?
«L’avere diversificato la clientela, un fattore che ci ha anche aiutato ad affrontare meglio la crisi. Ovviamente ciò richiede un maggiore dispendio di energie, ma ci consente di avere una base solida. Ora stiamo allargando la nostra operatività in altri territori, quali Lombardia, Veneto e Trentino. Stiamo anche aumentando la nostra offerta di servizi, mantenendo sempre uno standard alto: uno fra tutti la sottotitolazione in altre lingue e per i non udenti. Pensiamo di aumentare la visibilità con campagne di web marketing».
L’emergenza sanitaria ha cambiato molto il vostro modo di lavorare?
«Noi lavoriamo già al 99 per cento in smart working, quindi non abbiamo avuto molte ripercussioni. Va detto che l’emergenza ha rivoluzionato il settore dell’interpretariato a causa della contrazione della convegnistica: però è stato anche uno stimolo perché ha portato allo sviluppo di piattaforme che permettono l’interpretariato anche a distanza».
Consigliereste il modello cooperativo a giovani che vogliano tentare di diventare imprenditori?
«Certamente: se tornassimo indietro sceglieremmo ancora di costituirci come cooperativa. È fondamentale per un giovane che vuole diventare imprenditore potere contare su una rete di sostegno che non ti abbandona mai».


a cura di Paolo Pingani

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