Dicembre 4, 2020

La relazione di Mario Mazzotti all’assemblea dei delegati del 4/12/2020

Care delegate e delegati,

se, per un attimo, facessimo un semplice esercizio di memoria e tornassimo al nostro ultimo Congresso di Legacoop Romagna, cioè, all’ultima assemblea dei delegati, potremmo tutti, misurare la distanza siderale che ci separa da quel periodo. È trascorso solo 1 anno e poco più, ma è come sia passato oltre un decennio.

E’ come se la storia avesse preso il posto della cronaca, tanto sono profondi, radicali e spesso irreversibili, i cambiamenti che il Covid 19 ha ingenerato e prodotto in tutto il mondo, nella cultura, nell’economia, nella società, nelle relazioni tra le persone, fino a cambiare il rapporto tra presente e futuro.

Quello che ci sta succedendo e che stiamo vivendo assume, dunque, un carattere inedito di straordinarietà e chiama tutti noi cooperatori ad uno sforzo altrettanto straordinario di comprensione della realtà, di analisi, di impegno e responsabilità.

Ciò che viviamo quotidianamente, nelle difficoltà economiche e nell’incertezza di questa fase, è uno stato di smarrimento, di insicurezza, spesso di sfiducia collettiva.

In Italia, più che altrove.

Quello che sta avvenendo non è solamente una ulteriore frattura tra cittadini e Stato, resa ancora più evidente con la seconda ondata di pandemia; la seconda ondata del “disincanto”, della difficile accettazione, da parte dei cittadini, di tornare ai blocchi di partenza, alle restrizioni personali e produttive di Marzo 2020.

E’ qualcosa di più. E’ una frattura profonda tra l’individuo e la comunità. Negli ultimi anni le persone che si sono spesso rifugiate nella comunità, nelle cosiddette “reti brevi” anche come antidoto alla perdita di credibilità della politica e delle Istituzioni, rischiano, oggi, di trovarsi in un mare aperto. Insicure delle relazioni con il prossimo, sospettose di fronte ai valori pubblici e comunitari, diffidenti nei confronti della scienza, della medicina, dei vaccini, in troppi pronti a credere alle sirene del negazionismo, del complottismo, a quei messaggi super individualisti made in destra sovranista, da Trump a Salvini.

Questa frattura sociale, chiama in causa direttamente la democrazia, la sua essenza, le sue regole, i valori che incarna.

Insisto molto su questo concetto perché ritengo che questo sia il primo punto di analisi e di lavoro per noi.

Se è vero, com’è vero, affermare che nel combinato disposto crisi 2007/2013 e crisi da Covid 2019 c’è la prova provata che nulla sarà come prima, che non significa di per sé che tutto sarà meglio di prima della crisi; se è vero, com’è vero, che i processi economici e sociali avviati nel 2020, anticipando di anni innovazioni tecnologiche applicate, modi di produrre e di consumare, organizzazioni sociale, sono irreversibili. Se è vero tutto questo, allora è ancor più vero che serve un pensiero nuovo, una visione del mondo, dell’economia, della società, della democrazia in grado di affrontare le grandi sfide che l’umanità si trova ad affrontare oggi. In questo crinale corre lo spartiacque, non più tra progresso e conservazione, ma tra due modi di intendere e governare il cambiamento in atto, cambiamento che avviene comunque e a prescindere dall’opinione di governi e partiti politici che si autocollocano a destra o a sinistra.

Insomma, c’è da fare una scelta di campo! Per quel che ci riguarda, come Legacoop, come cooperatori, questa scelta l’abbiamo già fatta tanti anni fa. L’abbiamo fatta quando sono nati i principi cooperativistici, quando, cioè, i valori di giustizia sociale, di libertà dell’uomo dallo sfruttamento, di solidarietà, di centralità del lavoro, di dignità della persona, di democrazia economica hanno segnato la nascita del nostro movimento e di quel Riformismo padano di cui siamo figli.

Ovviamente non basta il riferimento ai valori fondativi del nostro movimento per essere all’altezza della sfida attuale. Ma è più chiaro che mai, che non esistono ricette economiche, da sole in grado di indicare la strada per affrontare la crisi presente.

Un tempo si diceva che serviva una “nuova concezione del mondo”. Un’idea di società, pensieri lunghi, ai quali connettere proposte concrete, progetti fattibili, coerenti con quei valori e percepiti nella loro dimensione generale. 

Credo che queste verità valgano anche per il presente.

Abbiamo dunque il dovere di permeare di questi valori, il lavoro della nostra Associazione e le modalità di fare impresa delle nostre associate, tenendo sempre insieme le ragioni degli “interessi” che si rappresentano, con i valori che si perseguono.

Interessi e valori, che solo un’impresa cooperativa può garantire.

La crisi che ci troviamo ad affrontare l’abbiamo ampiamente vista, letta e vissuta già nel 2020. Dopo la caduta molto forte dell’economia con il lockdown, i dati significativi e incoraggianti di ripresa avvenuti nel III trimestre, con la seconda ondata le previsioni sono ricadute indietro, spostando in avanti di un semestre le aspettative di ripresa di produzione e del PIL, previsto per il 2021.

La positiva collaborazione con Prometeia ci ha consentito, in tutti questi mesi, di aver per l’Associazione e per tutte le cooperative di un quadro analitico e previsionale molto preciso e puntuale, che ci ha dato modo di aver contezza dell’evoluzione dell’andamento dell’economia globale e italiana.

Andamenti congiunturali che abbiamo analizzato nella giornata di studio del 9 Luglio 2020, in memoria nel nostro Guglielmo Russo, e che avremo modo di ascoltare, in un quadro previsionale per l’anno in corso, dalla successiva relazione di Simona Benedetti.

In ogni caso, per memoria, ricordo che per fronteggiare la grave crisi da Covid 19 sono state impiegate risorse senza precedenti nella storia della Repubblica.  Parliamo di oltre 100 MLD spesi per sostenere gli ammortizzatori sociali, ristorare attività costrette alla chiusura, rinviare pagamenti di mutui, tasse ed imposte, rafforzare gli strumenti di sostegno al reddito, bloccare i licenziamenti.

Non c’è dubbio che senza questa iniziativa del governo si sarebbe innestata una spirale difficilmente governabile di rottura sociale e impoverimento complessivo e rapido del Paese, con rischi seri di tenuta delle stesse istituzioni democratiche. 

Questa politica di interventi generalizzati di trasferimenti monetari è ancora in atto e, a sentire il Governo, proseguirà fino a che sarà necessaria.

Nel contempo, le politiche Europee hanno attuato una scelta epocale, una rivoluzione copernicana rispetto alle politiche rigoriste e conservatrici messe in campo fin dalla crisi greca del 2008.

I 672 MLD del Nex generation EU raccolti per la prima volta attraverso il ricorso ad indebitamenti comuni, ai quali vanno aggiunti i fondi strutturali, il fondo di coesione rafforzato e gli altri strumenti previsti, compreso il MES riformato da utilizzare, in caso di bisogno, per la sanità, danno bene la dimensione dello sforzo straordinario e senza precedenti messo in campo dall’Europa.

L’Italia è il paese al quale andrà il numero maggiore di risorse: 209 MLD dal solo Nex Generation EU. Risorse superiori rispetto a quelle messe a disposizione dal piano Marshall per la ricostruzione post bellica.

Dovremmo dimostrare di essere in grado di utilizzare al meglio e in maniera puntuale e rapida queste risorse. È la prova della vita per l’Italia.

Così l’ha definita il Premier Conte, e mi pare, abbia ragione.

Un’occasione da non perdere per tutto il Paese, non solo per il Governo, che ci auguriamo coinvolga appieno il Parlamento e le Autonomie locali e le forze sociali e sindacali nelle varie fasi decisionali ed esecutive della elaborazione, presentazione ed attivazione dei progetti.

Gli assi di riferimento sono, per noi cooperatori, molto noti e dibattuti, tratti da quell’agenda 2030 dell’ONU, assunti dal nostro ultimo Congresso come programma di mandato per Legacoop, e ispiratori del documento fondamentale dei cooperatori italiani, cambiare l’Italia cooperando. 

Green new deal, con al centro l’ambiente e la sostenibilità, con la grande sfida della lotta ai cambiamenti climatici; la digitalizzazione, la rivoluzione dei big-data e dell’intelligenza artificiale nelle loro applicazioni più estese a cominciare dalla Pubblica amministrazione; la Salute e la sua promozione attraverso una sanità pubblica rafforzata e qualificata; la coesione sociale e un nuovo Welfare.

Come Legacoop e ACI abbiamo sviluppato un lavoro importante di progettazione per interfacciare gli assi principali del piano italiano di utilizzo di queste risorse, puntando sulla valorizzazione delle filiere cooperative e ad un approccio intersettoriale, consapevoli che su questa partita conterà la capacità di progettazione e di innovazione che sapremo stimolare e conferire alle idee imprenditoriali e sociali che proporremmo.

In Emilia Romagna poi, questo lavoro, è strettamente connesso a quello per la definizione del nuovo Patto per il lavoro e per il clima, lo strumento di riferimento per lo sviluppo della concertazione e delle necessarie intese tra le parti sociali e le Istituzioni pubbliche.

Avremo modo di affrontare più a fondo, nei prossimi mesi, queste problematiche, contando sul fatto che, nel frattempo, vengAno superate di slancio le minacce di veti di Ungheria e Polonia che si avvii al più presto la fase di messa a disposizione delle risorse stanziate ai singoli paesi.

Questa discussione la svolgeremo in una apposita Convention Romagnola, aperta ai contributi di forze esterne a cominciare delle istituzioni, che vogliamo tenere dal vivo, con la partecipazione diretta delle cooperatrici e dei cooperatori.

Sarà la 2° puntata di questa Assemblea di Delegati 2020 che non concludiamo dunque oggi.

La fase storica che stiamo attraversando sta inoltre rovesciando alcuni paradigmi e alcune certezze sulle quali si sono affermate e sviluppate alcune delle tesi economiche andate per la maggiore in questi anni.

La prima riguarda la globalizzazione o meglio quell’idea di globalizzazione nel mercato senza regole sfumata via di fronte all’assenza di strumenti di governo globale della pandemia. Quanto spazio si apre, in questo contesto, per ritornare a tessere la tela di una globalizzazione positiva, che sia capace di dettare nuove regole alla competizione e di essere generatrice e portatrice di maggiori opportunità, uguaglianza e giustizia sociale.

La seconda riguarda il ruolo delle stato, l’intervento pubblico in economia.

E qui l’esempio dei sistemi sanitari mi pare eloquente. Con la pandemia si è scoperto quanto sia importante poter contare su un sistema sanitario pubblico, universale, equo e solidale e quanto valgono per la vita e la sicurezza di tutti noi i cosiddetti beni pubblici.

Anche in questo caso, e questo vale soprattutto per noi cooperatori, non si tratta di riaprire la vecchia discussione sul rapporto pubblico – privato, quanto invece percorrere nuove strade di collaborazione, di integrazione e di complementarietà.

La terza, sulla quale mi soffermerò un po’ più a lungo, e che riguarda direttamente noi, attiene alla funzione e al ruolo dei corpi sociali intermedi in una democrazia avanzata come la nostra, soprattutto di fronte alle possibilità che aprono e all’impatto inedito che le nuove tecnologie informatiche hanno assunto nella vita quotidiana, modificando il modo, le forme della comunicazione e della relazione tra le persone.

Dopo anni nei quali si è ampiamente teorizzata la cosiddetta “disintermediazione” presentata come una naturale e moderna necessità di evoluzione della democrazia verso il rapporto diretto, senza intermediazione, senza rappresentanza, tra il cittadino ed i poteri pubblici (il Movimento 5 Stelle nasce su questa tesi politica), la pandemia ha fatto riavvolgere il nastro, portando i più a riscoprire, invece, la funzione e il ruolo della democrazia rappresentativa e dei corpi sociali intermedi.

Possiamo portare noi stessi la testimonianza diretta di come, in questi mesi di pandemia, sia accresciuta la stima e la fiducia delle associate e delle loro basi sociali nei nostri confronti e nel nostro lavoro associativo e di servizio.

E’ successo così anche alle altre associazioni. Nel momento della difficoltà alta e del bisogno, le persone comprendono meglio il valore, decidere e fare le cose assieme, magari organizzate.

Questa “riscoperta” del ruolo dei corpi sociali intermedi, non significa però che quella crisi, che pareva irreversibile, che hanno vissuto, sia superata d’incanto. Anzi.

Al pari delle imprese, anche le associazioni di rappresentanza, la nostra per prima, devono, in questa fase e rapidamente, cambiare profondamente pelle.

Abbiamo bisogno di una NUOVA LEGACOOP. Dobbiamo farla nascere da una discussione aperta nell’associazione. La discussione avviata dalla Direzione nazionale, imbastita anche a livello regionale e in parte affrontata nei congressi di settore Agroalimentare e di Produzione e Servizi, deve approdare, secondo noi ad una prima sintesi propositiva ed organizzativa all’Assemblea nazionale di metà mandato che dovrebbe svolgersi nella prossima primavera.

La Direzione di Legacoop Romagna ha già deciso di raccogliere le nostre proposte in un documento predisposto da un apposito gruppo di lavoro, che sarà approvato alla prossima Direzione.

Ma quali sono i principali elementi analitici dai quali è partita la nostra riflessione.

Intanto dalla consapevolezza del nostro peso specifico, del nostro ruolo, della nostra forza, della nostra capacità di rappresentanza, della nostra distintività e della nostra reputazione in ambito romagnolo.

In questa analisi ci siamo avvalsi anche di studi appositi che abbiamo presentato con SWG e si muoverà in questa direzione, il lavoro che svolgeremo in collaborazione con l’Università di Bologna e AICCON dal titolo “il ruolo e il peso della cooperazione in Romagna, la sua percezione nella comunità”, Abbiamo preso atto di come, gli anni della crisi economica, abbiano colpito anche noi. Di quanto siamo stati colpiti dalle crisi di grandi cooperative del territorio, perso risorse finanziarie, diminuito la nostra credibilità esterna, rispetto ai dati plebiscitari di consenso su cui potevamo contare un decennio fa.

Di come il recupero che abbiamo effettuato negli ultimi anni, che ci ha consentito di raggiungere all’incirca gli stessi risultati in termini di occupati, di posizioni associative, di fatturato, di quelli che avevamo nella fase precrisi, fosse determinato dall’incremento notevole delle coop di servizio e di quelle sociali, a fronte invece di una contrazione notevole delle coop di produzione e lavoro, e una sostanziale stabilità di quelle dell’agroalimentare.

Nasce da tutto ciò l’esigenza di avviare una necessaria rivisitazione critica e costruttiva della nostra Mission, una verifica della modalità con la quale rappresentiamo gli interessi e i valori delle associate, di quanti e quali servizi produciamo ed offriamo, quale promozione della cultura imprenditoriale e cooperativa siamo in grado di offrire; che livello di qualificazione e professionalizzazione del personale siamo in grado di proporre; quali strumenti di controllo e vigilanza servano a fronte anche di normative e leggi in evoluzione.

Dovremmo porre le basi per una riarticolazione organizzativa di Legacoop che coinvolga tutti i livelli e, in gran parte, cambiare modo di lavorare dell’organizzazione.

Tutti obiettivi che saremo in grado di raggiungere se saremo in grado, per davvero, di produrre un grande rinnovamento dei quadri dirigenti.

Elemento diremente per poter contare su una associazione rinnovata e rilanciata come vogliamo, una Legacoop “utile” alle cooperative e alle loro basi sociali, è necessario poter contare su una associazione sostenibile ed autonoma.

La sostenibilità associativa va oltre alla pur indispensabile e necessaria sostenibilità economica.

E su questo punto bisogna essere chiari: Legacoop Romagna, come le altre leghe territoriali e nazionali, lavora potendo contare esclusivamente sui contributi associativi che le cooperative versano annualmente, in cambio della rappresentanza esterna garantita da Legacoop e di una serie di servizi indicati dalla carta dei servizi forniti da Federcoop Romagna.

Contributi associativi che, in diverse percentuali, vengono a loro volta assegnati dal 1° livello territoriale agli altri livelli organizzativi: regionale, settoriale, nazionale. 

La crisi degli anni scorsi ha prodotto, ovviamente, anche la diminuzione de contributi associativi raccolti. Le grandi cooperative, che hanno cessato l’attività, sono state sostituite da coop più piccole, start up, o dall’incremento delle basi sociali e dei dipendenti nelle coop minori e ciò ha determinato un calo delle risorse in entrata nel giro di 7 anni di circa il 30%.

Il problema delle quote associative, del resto, emerge particolarmente a fronte di fasi economiche negative, come quella attuale, ed è abbastanza naturale che sia così. 

Ma la quota associativa annuale non è solo l’adesione ad una associazione. Noi non siamo come le altre associazioni. Chi aderisce a Legacoop aderisce anche a un sistema, a un movimento ampio di persone e di imprese, radicato nel territorio, vicino alle comunità, costruttore di comunità.

L’impressione, a volte, è che questo presupposto non sia colto. Che si consideri la quota associativa al pari degli altri cosiddetti “costi fissi” interni all’azienda, da abbattere o addirittura eliminare.

Occorre rinvigorire, rinverdire dunque il patto associativo che si stringe e si rinnova una volta all’anno, all’atto dell’adesione a Legacoop.

Vanno realizzati anche momenti “simbolici”, iniziative ad hoc, per rendere meno formale e più sentita l’adesione della cooperativa. Ma dicevamo, la sostenibilità per Legacoop Romagna, non è solo un fatto economico. Siamo sostenibili nel momento in cui c’è una coerenza di progetto e di valori tra l’Associazione e le associate.

Quando, cioè, le modalità di fare impresa delle cooperative aderenti sono permeate di quei valori, sono portatrici di quegli elementi di integrazione/regolazione dei mercati nei quali si opera.

Siamo una organizzazione sostenibile, se siamo in grado di costruire progetti di collaborazione tra cooperative, nelle diverse filiere di mercato, ma anche trasversalmente tra diversi settori, valorizzando l’identità cooperativa.

Prodotti e servizi riconoscibili anche da appositi brand nei quali i cittadini possono riconoscere la tutela del lavoro e la sua qualità, la territorialità, la qualità dei prodotti e dei servizi.

Su questi versanti abbiamo molto da fare. E dobbiamo superare resistenze e idee di autosufficienza, rigidità che hanno segnato lo sviluppo di tante cooperative, specie nel rapporto tra produzione e distribuzione e in quei settori nei quali operano in mercati contigui o simili a molte nostre imprese.

Non mancano, però, le iniziative interessanti ed importanti avviate in questo periodo. Ricordo, per brevità, solo l’ultima: la rete Romagna Coop Food che unisce 6 grandi aziende del nostro territorio di cui 5 cooperative: DECO, CEVICO, FRUTTAGEL, COIND e TERREMERSE.

Come Legacoop Romagna abbiamo cercato di muoverci su questi principi.

I nostri bilanci sono sani. Abbiamo prodotto in questi anni una forte riduzione e qualificazione delle spese e accresciuto i servizi a disposizione delle associate.

Siamo la principale Lega della Regione ed i primi contribuenti degli altri livelli organizzativi della nostra associazione.

Questi risultati, non scontati, sono il frutto di un lavoro costante di relazione con le associate e dell’impegno di una struttura piccola per dimensioni, ma molto coesa al suo interno, fatta di funzionari motivati e da un modello organizzativo che, con i coordinamenti territoriali, ci ha consentito di garantire presenza e prossimità alle imprese in tutte e tre le province romagnole.

La nostra rivisitazione organizzativa, dopo 7 anni dalla fondazione di Legacoop Romagna, poggia dunque su presupposti solidi.

Vogliamo dare un contributo fattivo al lavoro intrapreso anche dai livelli nazionale, regionale e dai settori della Legacoop.

Noi pensiamo ad una associazione con una direzione politica nazionale rafforzata e maggiormente specializzata, in grado, anche attraverso l’ACI di svolgere appieno la sua funzione nazionale, capace di intervenire nel dibattito pubblico, di relazionarsi dialetticamente e politicamente con il Governo, il Parlamento e le altre associazioni di rappresentanza.

Con una presenza garantita di Legacoop in ogni Regione, calibrandola in base al numero e al peso delle associate, e con una impronta “federalista” e sussidiaria tra i livelli regionali e nazionali.

Con le associazioni di settore, intese come secondi livelli specializzati, dotati di professionalità tecniche adeguate, che si muovono in stretta relazione con la rete nazionale servizi e con le società di servizio.

Con territori, come in Emilia Romagna, organizzati per aree vaste, luogo di naturale raccordo tra cooperative e servizi, garanti, nella prossimità, della capillarità delle relazioni sempre più improntate all’utilizzi delle nuove tecnologiche e dei media.

Con gruppi dirigenti maggiormente interscambiati con le cooperative, formati adeguatamente e rinnovati.

Su questo punto vanno compiuti passi in avanti significativi.

In due anni andrà governato un grande cambio generazionale che coinvolgerà tutti i livelli dell’organizzazione.

Noi, in questo territorio, ci sentiamo pronti.

Abbiamo all’interno forze ed energie e un capitale umano capace e in grado di far fronte a questi passaggi di prendere il posto di una generazione, la mia, che per ragioni anagrafiche potrà, se vorrà, dare una mano al movimento in posizioni diverse da quelle di dirigenti di prima fascia nelle quali hanno operato.

Credo che su questo tema della formazione dei gruppi dirigenti e del loro impiego debba essere riaperta la discussione sulle incompatibilità, previste dai nostri statuti e regolamenti, nei confronti di chi ha avuto incarichi politici ed amministrativi. Non appaia una forzatura. La nostra è una organizzazione che ha maturato e praticato un’idea vera e profonda di autonomia che ci mette al riparo da ogni timore di strumentalizzazione o di confusione di ruoli, posto che per noi, autonomia non ha mai significato separatezza dalla politica. Anzi.

Dovremo poi completare il lavoro organizzativo che abbiamo iniziato con la costituzione di Federcoop Romagna.

All’ultimo congresso del 2019 abbiamo detto che non si può avere una buona rappresentanza dei valori e degli interessi delle nostre cooperative se, al contempo, non siamo in grado di fornire alle stesse adeguati ed efficaci servizi.

Non c’è rappresentanza senza servizi.

E i servizi, anche i migliori, da soli non garantiscono la rappresentanza.

Passa attraverso questa concezione la differenza tra Legacoop e altre associazioni di categoria.

Una concezione che abbiamo praticato attivamente.

Durante la fase del lock down ed oggi, Federcoop Romagna, con i suoi professionisti e i suoi dipendenti, grazie anche alla nuova governance che abbiamo introdotto e il lavoro del Cda e dell’A.D. ha rafforzato la sua presenza e la gamma dei prodotti che produce, il numero di cooperative coinvolte.

Il prossimo passo che faremo è ancora più forte.

Le coop che aderiranno a Legacoop Romagna, aderiranno anche a Federcoop Romagna.

Il che non significa che dovranno acquistare prestazioni e servizi da Federcoop, che continuerà ad essere, appunto, una cooperativa di servizio autonoma.

Le nostre associate saranno chiamate, tutte, a partecipare alla discussione degli obiettivi e all’approvazione degli atti fondamentali di Federcoop Romagna.

Una buona politica di servizio alle cooperative, in un mercato dei servizi così agguerrito e competitivo come quello attuale, cioè quello che vogliamo fare noi, non passa attraverso l’attività commerciale di Federcoop, ma attraverso la nostra capacità di produrre servizi e risposte di qualità.

Quindi, visto che tutte le nostre cooperative incontrano Federcoop attraverso la convenzione che regola i rapporti con Legacoop, è giusto che le associate di Legacoop siano anche’esse, tutte, associate a Federcoop.

Un ragionamento a parte lo vogliamo fare anche per i servizi finanziari.

Con la crisi 2020 si è accentuato il bisogno delle associate, specie quelle medie e piccole, di poter contare su supporti professionali e servizi che le aiutino ad affrontare sia il rapporto esterno con i mercati finanziari, che le questioni più interne legate alle analisi economiche e finanziarie dell’impresa, alla programmazione e progettazione di interventi.

Abbiamo cercato di far fronte a tale bisogno mobilitando le energie di cui disponiamo.

Attraverso Federazione delle Cooperative della provincia di Ravenna e Federcoop Romagna abbiamo costituito una task force di alcuni validi professionisti impegnata su questi temi.

Oltre 30 cooperative hanno chiesto di avvalersi di questo servizio.

Si tratta di un passo in avanti, ma non sufficiente e non all’altezza del bisogno.

Ecco perché noi pensiamo che Parfinco, da una parte, come società nella quale sono confluite quasi tutte le partecipate di Federazione e di FIBO Bologna, possa svolgere essa stessa alcune funzioni specializzate di servizio finanziario alle imprese e dall’altra vada definita meglio la missione di Federazione che, non solo per la storia che rappresenta ma per il ruolo che svolge, resta e resterà la nostra finanziaria territoriale.

Care delegate e cari delegati,

come vedete, anche sul versante politico organizzativo, ci aspetta un lavoro notevole, che saremo in grado di svolgere al meglio solamente se ci sarà la vostra presenza, il vostro impegno e la vostra partecipazione.

Ci attendono sfide importanti e decisive, abbiamo bisogno di una politica all’altezza, di un governo stabile, di un’Europa che prosegua sulla strada intrapresa, di comunità coese e unite.

Mai come in questa fase storica c’è bisogno, in Italia e nel mondo, della cooperazione.

Di una cooperazione possibilmente unita anche organizzativamente nell’ACI, ma in ogni caso unita nei valori e negli intenti.

Abbiamo di fronte, ognuno di noi, nel suo piccolo, nell’esercizio quotidiano della responsabilità di cittadino e di cooperatore, la possibilità di dare una mano, di darci una mano.

Facciamo. Insieme. 

Grazie

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