Settembre 25, 2020

Il documento romagnolo per l’Assemblea congressuale di Legacoop Produzione Servizi

Pubblichiamo il documento del settore Produzione Servizi di Legacoop Romagna realizzato all’interno del percorso congressuale dell’Associazione.

Le priorità delle cooperative romagnole

L’impatto economico e sociale del COVID-19, che ha visto il suo apice durante il lockdown ma i cui effetti non sono certamente terminati, ha ridefinito il quadro delle priorità e delle esigenze delle cooperative romagnole del settore Produzione & Servizi. Da una rilevazione condotta da Legacoop Romagna verso la fine del mese di giugno scorso, che per altro conferma un trend nazionale da più parti evidenziato, emerge come oltre una cooperativa su tre del settore preveda per l’anno in corso una diminuzione pari al 25% dei ricavi, mentre solamente due cooperative su dieci si aspettano ricavi stazionari rispetto al 2019. Una situazione molto difficile, che richiederà per un lungo periodo un impegno eccezionale anche da parte delle istituzioni.

E’ positivo, fino ad oggi, il giudizio che si può esprimere sul ruolo assunto dal sistema pubblico per contrastare la pandemia: basti pensare ai 100 miliardi di risorse messe a disposizione di famiglie e imprese dallo Stato italiano e ai 209 miliardi del Recovery Found europeo destinati all’Italia, oltre alle potenzialità economiche – che auspichiamo vengano urgentemente sbloccate – di MES (investimenti per la sanità), SURE (sostegno all’occupazione) e BEI (garanzie per il credito alle imprese). Un impegno di portata sicuramente straordinaria.

E’ evidente, tuttavia, come sia a questo punto urgente conoscere e stabilire i tempi e le modalità attraverso cui queste risorse potranno pienamente tradursi in opportunità di crescita e di lavoro per le imprese italiane, in particolare in un settore, come quello della Produzione & Servizi, che già da anni evidenzia limiti e difficoltà strutturali.

Per le cooperative quattro sono le priorità di intervento del post COVID-19: un piano straordinario di investimenti pubblici, una più decisa semplificazione in materia di contratti, procedimenti e autorizzazioni, la continuità degli interventi finanziari di sostegno agli investimenti e la razionalizzazione/diminuzione del carico fiscale.

Priorità che si sommano alle esigenze che Legacoop Romagna evidenziava già prima della pandemia: rinnovo, applicazione e sostenibilità economica dei contratti di lavoro, legalità e lotta alla concorrenza sleale, operatività dei consorzi, situazione dell’edilizia e grandi opere, rapporti con i committenti, tutela dell’occupazione e valorizzazione della figura del socio-lavoratore. 

Obiettivi verso cui le oltre 150 cooperative del settore Produzione & Servizi di Legacoop Romagna, che hanno sede nelle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, chiedono sia posta la massima attenzione da parte del livello regionale e nazionale dell’associazione, evidenziando il permanere di problemi organizzativi e di programmazione politico-strategica, che per sostenere il consolidamento e lo sviluppo del settore devono essere affrontati e risolti urgentemente.

Sono imprese che rappresentano una filiera centrale per qualità e rilievo economico, danno occupazione a molte migliaia di persone ed esprimono alcune eccellenze a livello nazionale. Un comparto che, ad esclusione del settore dell’edilizia e di parte dell’indotto, era riuscito ad affrontare e superare la crisi pre-COVID incrementando fatturato e occupazione. 

Il primo nodo da sciogliere è il rilancio degli investimenti pubblici. Un obiettivo divenuto ora indifferibile anche nell’agenda del Governo e un’opportunità epocale che interessa fortemente la Romagna: il “corridoio adriatico”, derubricato nel corso degli ultimi anni dalle priorità nazionali, deve essere fortemente rilanciato come grande asse strategico di sviluppo dell’intero paese. Oltre a ricucire la frattura infrastruttuale presente nei collegamenti tra le regioni adriatiche e il nord est del Paese e dell’Europa, il corridoio adriatico può contribuire a snellire il nodo strategico di Bologna, incrementando l’offerta trasportistica intermodale, le relazioni tra il porto di Ravenna, una rete ferroviaria che va potenziata e nuovi assi viari riqualificati. Priorità sono ormai da anni l’ammodernamento e l’ampliamento della E45-E55, della SS 16 (Cesena-Ferrara mare) e della Via Emilia, oltre alla implementazione dell’alta velocità e alla riqualificazione del Porto di Ravenna. 

Inoltre, dopo oltre un decennio di progressivo impoverimento sociale ed economico del paese, è sicuramente tempo di avviare un nuovo piano di investimenti nazionali in edilizia residenziale pubblica e sociale. Non sono più differibili, inoltre, gli investimenti nell’edilizia scolastica, sia per la parte infrastrutturale, sia per quella impiantistica e relativa all’indotto industriale. Investimenti che hanno avuto negli ultimi anni un andamento decisamente troppo lento ed altalenante, nonostante l’evidente manifestarsi di problemi in tanti edifici interessati e il fabbisogno di scuole nuove.

Capitolo ugualmente strategico e rilevante è quello che riguarda gli investimenti in sanità: nuovi ospedali ma anche risanamento e riqualificazione di edifici in uso, nell’evidenza che la salute delle persone dipenda anche dalle condizioni degli immobili e dalla qualità degli impianti termoidraulici ed elettrici.   

Per il comparto delle costruzioni, oltre al tema delle grandi infrastrutture e dell’intervento del pubblico, occorre proseguire negli investimenti sulla rigenerazione urbana, che può rispondere, in particolare, alle esigenze di lavoro delle cooperative di medie e piccole dimensioni e dei consorzi artigiani. Gli incentivi sulle ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, fortemente incrementati dai provvedimenti normativi assunti attraverso il “Decreto Rilancio” (Ecobonus e Superbonus), sono divenuti a questo punto strumenti essenziali per un mercato privato che vede sempre minore ricorso alle nuove costruzioni, in particolare in Emilia Romagna, dove la recente legge urbanistica va fortemente in questa direzione. Opportunità che per esprimere al meglio le loro potenzialità sul lavoro e sulle imprese, avranno anche bisogno di un adeguato supporto finanziario.  

L’iter di adozione dei nuovi strumenti urbanistici locali previsti dalla nostra regione, inoltre, apre, nei comuni della Romagna, scenari nuovi relativamente all’impatto della norma regionale sui patrimoni delle cooperative aderenti a Legacoop Romagna, che vanno affrontati con attenzione. Nell’ambito delle ristrutturazioni edilizie e della riqualificazione (anche nel settore ricettivo-turistico), infine, si pone il tema di incentivare l’affidamento dei lavori al mondo cooperativo: per questo, è necessario riuscire a finanziare la trasferibilità degli incentivi alle cooperative che realizzano le opere. 

La pandemia ha contribuito a riaccendere il faro sul codice degli appalti e le sue criticità applicative, a cui ora è ancora più urgente porre rimedio. In particolare per quanto riguarda i limiti del subappalto, l’utilizzo del massimo ribasso e la gestione delle associazioni temporanee nel caso in cui un’impresa vada in difficoltà. Attenzione anche alle deroghe al codice degli appalti previste dal Decreto Semplificazioni – con le ulteriori modifiche che saranno apportate al testo nella fase di conversione in legge del provvedimento – che ci consegnano dversi dubbi attuativi, su cui Legacoop deve tenere aperti canali di confronto a tutti i livelli istituzionali. In particolare per quanto riguarda il sistema della chiamata a rotazione nelle procedure ristrette e la rigenerazione urbana.

Per le cooperative industriali è sempre più evidente la difficoltà di rappresentanza all’interno di Legacoop, dove non esistono settori omogenei di affiliazione. E’ necessario fare attenzione alle singole esigenze delle imprese esistenti, ma anche promuovere la costituzione di nuove cooperative industriali, attività che oggi sembra essere quasi esclusivamente relegata alla creazione di WBO, soprattutto a causa della mancanza di capitali iniziali, ormai strutturale nelle cooperative di lavoro. Il rinvio a gennaio 2021 dell’applicazione di Plastic Tax e Sugar Tax, che si abbatteranno su queste imprese in modo iniquo rispetto alle aspettative di chi ha pensato la norma, non è assolutamente sufficiente. Non si incentiva, infatti, l’utilizzo di materiali alternativi o rigenerati, ponendo un balzello sui produttori (meglio sarebbe stato utilizzare la leva dell’IVA che viene sostenuta dal consumatore finale), né ha senso inserire bevande come i succhi di frutta tra quelle tassate. Su questo le cooperative chiedono un impegno forte di Legacoop e dell’associazione di settore per una radicale modifica dell’impostazione normativa.

Il sistema Legacoop esprime strutture consortili, in particolare in questo settore, che sono fondamentali per il consolidamento e il mantenimento delle posizioni di mercato delle cooperative associate. In una fase che si preannuncia nuova per l’economia del paese, è necessario rafforzare questi assetti societari e implementare per queste strutture una nuova progettualità di sistema. Natura e scopo dei consorzi, sia su scala nazionale che locale (ivi compresi i consorzi artigiani, oltre che tra cooperative), devono essere rispristinati, tornando a valorizzare le loro funzioni nell’equilibrio, innanzitutto economico-finanziario, fra consorzio e imprese consorziate. La sempre più evidente accentuazione del dualismo fra imprese e consorzi, tende, al contrario, a ribaltare il principio per cui i consorzi devono operare in quanto espressione delle associate, creando distorsioni sui mercati e alimentando un sistema caotico di relazioni e concorrenza, che ha ripercussioni negative sui bilanci delle imprese. La riflessione sulla natura e gli scopi dei consorzi, inoltre, deve essere affrontata prima di qualunque altro percorso di razionalizzazione e riorganizzazione di queste strutture, in particolare quelle nazionali. I processi di aggregazione vanno portati avanti attraverso un confronto che deve coinvolgere attivamente tutte le imprese associate, facendo molta attenzione al mantenimento di un corretto equilibrio fra i comparti. Legacoop Romagna ritiene, infine, non più rinviabile arrivare ad un chiarimento della normativa che regola le forme consortili.

Grande attenzione va, inoltre, riposta al problema determinato dall’assenza di una legge nazionale sulla rappresentanza, che finalmente identifichi chi può stare ai tavoli delle trattative e ponga fine alla giungla dei cosiddetti “contratti pirata” e dei tavoli per i rinnovi, che spesso si sommano confusamente: oltre 800 contratti depositati al CNEL, di cui solo una minima parte sottoscritti dai tre principali sindacati dei lavoratori. Una situazione ormai molto più che paradossale, che consente alle stazioni appaltanti di utilizzare contratti diversi, anche se non attinenti ai settori di riferimento, creando dumping sociale, concorrenza sleale, valorizzando ingiustamente le false cooperative e drogando il mercato. 

Tutto ciò interessa, in particolare, il settore della logistica, in una situazione di strutturale fragilità finanziaria e patrimoniale per molte cooperative, con la conseguente difficoltà, e in alcuni casi impossibilità, di corrispondere completamente gli incrementi salariali previsti contrattualmente. 

Le cooperative di questo settore per altro, in particolare per quanto attiene ai servizi corrisposti per l’organizzazione di eventi di varia natura (fiere, congressi, esposizioni), restano ancora oggi quelle fra le più colpite dalla pandemia, con prospettive molto incerte di ripresa piena delle attività. 

Per quanto riguarda il facchinaggio, è inoltre necessario rendere detraibile le attività di trasloco, al pari dei lavori di ristrutturazione edilizia.

Relativamente al comparto dei servizi è divenuto pressante giungere velocemente al rinnovo del CCNL (“multiservizi”), il cui tavolo di trattativa, a conferma dello stato da migliorare delle relazioni industriali, era fermo da anni ed è stato solo recentemente riaperto. Preoccupa molto, poi, la tendenza sempre più evidente all’internalizzazione da parte della Pubblica Amministrazione dei servizi cosiddetti “no core”, come accaduto a inizio anno con il processo di internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole, che ha determinato problemi alle cooperative e iniquità verso i lavoratori.

Per quanto riguarda l’autotrasporto, le principali problematiche sono l’illegalità, l’accesso alla professionalità e il ricambio generazionale: se questi problemi non saranno affrontati in maniera settoriale e sovraterritoriale, si arriverà a correre il rischio reale di mettere in difficoltà il settore, in tutti i territori. 
La crisi economica esplosa a seguito della pandemia mondiale, infine, ha reso ancora più urgente individuare nuovi strumenti formativi e finanziari che possano supportare forme di riorganizzazione ed aggregazione delle imprese, accompagnati, in particolare, da una spinta decisa verso l’innovazione tecnologica e la riconversione produttiva delle cooperative.

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