Luglio 30, 2020

La cooperativa dalla parte di pescecani e tartarughe

La cooperativa Torpedo di Ravenna progetta e gestisce servizi innovativi per la pesca sostenibile, occupandosi di ricerca in collaborazione con il Cestha

La sostenibilità è da tempo un elemento fondante di qualsiasi attività produttiva che intenda definirsi moderna, soprattutto di quelle che interagiscono direttamente con l’ambiente. Proprio in questo campo opera la cooperativa Torpedo di Ravenna, una delle vincitrici del premio Coopstartup Romagna del 2018, che progetta e gestisce servizi innovativi per la pesca commerciale.
Solo per citarne uno, in via di sviluppo e che coinvolge Legacoop Romagna e le associate della Gdo, la creazione di un marchio di qualità per commercializzare i prodotti della pesca locale. «Il primo prodotto di questo marchio di qualità sostenibile potrebbero essere le cozze di Marina di Ravenna» spiega Simone D’Acunto, vicepresidente e responsabile delle relazioni esterne della cooperativa.


Di cosa si occupa la cooperativa Torpedo?
«La nostra attività si divide in tre filoni. Il primo riguarda il settore della pesca commerciale: i clienti ci richiedono soluzioni alle loro esigenze, che possono riguardare l’innovazione dei sistemi di pesca o la mitigazione dell’impatto ambientale».


E le altre attività?
«La collaborazione con i centri di ricerca, come il Cnr, per aiutarli nel monitoraggio degli studi. Per esempio, un servizio che stiamo svolgendo ora proprio per il Cnr è la verifica della loro attività di difesa e salvataggio delle specie protette. Infine, continuiamo a occuparci di ricerca in collaborazione con il Cestha, Centro sperimentale tutela degli habitat, cioè l’onlus da cui è nata Torpedo».


La cooperativa ha quindi alla base un’esperienza di ricerca sul campo.
«Sì. Abbiamo pensato di capitalizzare i risultati che avevamo già raggiunto come Cestha, lavorando alla salvaguardia degli squali e delle tartarughe, e abbiano creato una società cooperativa che riprende quell’attività e la trasforma in un settore di lavoro, proponendo sul mercato studi e ricerche in forma di servizi per la clientela applicabili su larga scala».


Chi siete e quali sono le vostre competenze?
«Siamo una cooperativa di liberi professionisti composta da tre soci, tutti under 35. La presidente è Silvia Brandi, biologa marina ed esperta subacquea, che si occupa di monitoraggio a bordo dei pescherecci; io sono laureato in farmacia e, oltre a essere il vicepresidente, ho la responsabilità della parte progettuale, dei bandi e dei rapporti con la clientela. L’ultimo socio è Elia Bueloni, anch’egli biologo marino, un vero tecnologo della pesca e subacqueo, che ha il compito di sviluppare le progettualità legate alla pesca, migliorare gli strumenti e studiarne di nuovi».


Nel 2018 siete fra i vincitori di Coopstartup Romagna.
«Esatto. Dopo qualche mese per strutturarci, nel 2019 vinciamo un appalto del Cnr di Ancona riguardante l’attività di monitoraggio dei pescherecci. Un incarico che è stato rinnovato anche quest’anno anche se con alcune limitazioni dovute alla diminuzione dell’attività a causa della pandemia di Sars Cov2: ma ci aspettiamo che nel 2021 si riprenda in maniera completa. Inoltre abbiamo fornito a una cooperativa di pesca locale uno strumento che riduce l’impatto della pesca sulle uova di seppia, nel senso che permette la raccolta degli esemplari adulti senza distruggere le uova».


Come funziona?
«Intanto va premesso la pesca alle seppie è un’attività sostenibile perché si raccolgono gli animali che hanno già deposto le uova e che, per questo, hanno terminato il proprio ciclo vitale. Lo strumento classico per pescarle è una nassa, ma quando vengono raccolte le uova deposte all’interno vengono distrutte. Noi abbiamo ricreato un substrato da collocare in mare, come le praterie di posidonia ormai scomparse, che fornisce alle seppie un terreno dove deporre le uova prima di entrare nelle nasse».


Un altro progetto?
«La sperimentazione di un’esca luminosa che sostituisca quelle alimentari come, per esempio, nella pesca delle canocchie. In questo modo non si deve utilizzare un altro pesce, in genere la sarda che pur essendo meno pregiata è commestibile, e la pesca in questo modo è più sostenibile».


Quali sono le prospettive per il futuro?
«Stiamo seguendo la fase istruttoria di un paio di progetti che, in caso di aggiudicazione, ci garantirebbero altre opportunità di lavoro. Debbo dire che nonostante una contrazione del volume dell’attività non siamo spaventati perché molti incarichi che dovevano entrare sono solo stati sospesi e non cancellati. E comunque abbiamo pochissimi costi di struttura essendo, appunto, una cooperativa di liberi professionisti».


a cura di Paolo Pingani

Intervista apparsa sul n.6/2020 della Romagna Cooperativa

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