Luglio 7, 2020

«La cooperazione sociale mi ha aiutato a riscattarmi»

#CAMBIALAVITA Iniziamo un viaggio tra le storie della cooperazione sociale di tipo B. Andrea Mainardi racconta la sua rivincita personale: «Oggi aiuto i più giovani»

La sua è una delle tante storie di riscatto che la cooperazione sociale di inserimento lavorativo racchiude in sè. «L’arrivo alla Cento Fiori mi ha cambiato la vita. Ho trovato persone che hanno creduto in me anche nei momenti più duri, che mi hanno dimostrato affetto, che non mi hanno lasciato andare e mi sono venute sempre incontro. Non mi sono sentito un numero, ma una persona».

Andrea Mainardi ha 55 anni e alle spalle una storia lunga di fragilità, disagio e dipendenze. La svolta per lui, dopo diversi tentativi di disintossicazione e successive ricadute, è arrivata con l’ingresso nella comunità di Vallecchio, dove ha potuto intraprendere il percorso di recupero e ritrovare autonomia e dignità attraverso il lavoro. Oggi Andrea è addetto al centro stampa della Cento Fiori, dove segue come responsabile anche alcuni ragazzi che, proprio come lui in passato, stanno svolgendo il loro programma di riabilitazione.


«Con l’eroina iniziai a 18 anni, quando ero militare, per curiosità e perché all’epoca era quasi una moda, una controcultura – racconta -. Ma poi ho compreso che la droga andava a colmare il mio vuoto e la mia mancanza di autostima. Finii come tutti a rubare in casa dei miei e dai nonni, aiutavo a spacciare, portavo in giro i pusher… Gestivo un distributore di carburanti ma sono durato neanche due anni, successivamente ho lavorato allo sviluppo e stampa industriale di pellicole fotografiche, un lavoro notturno che ho lasciato dopo un grave incidente stradale».


Fra periodi senza sostanze, ingressi in altre comunità di recupero, affetti bruciati e impieghi perduti, la vita di Andrea è stata contrassegnata dal disagio e dalla fragilità. «Grazie al metadone ho smesso con l’eroina, ma poi mi sono attaccato all’alcol e sono arrivato a bucarmi con la cocaina».
Alla Cento Fiori arriva inviato dal Sert.

«Rispetto ad altre realtà in cui ero stato, qui ho subito trovato più dolcezza e attenzione. Non è stato facile, ma grazie al sostegno di medici, operatori ed educatori sono riuscito ad arrivare in fondo al programma. La cooperativa è stata fondamentale per le possibilità che mi ha dato e continua tuttora a darmi. Oggi mi gratifica poter fare qualcosa per i ragazzi in percorso, insegnare loro l’amore per il lavoro, trovare attività da fargli svolgere, come il restauro dei libri su cui vogliamo fare formazione. Grazie al lavoro in cooperativa sto finalmente pagando i debiti accumulati negli anni. E vorrei mettere da parte un po’ di soldi per realizzare un mio sogno: passare un periodo in una missione in Africa».


Giorgia Gianni

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