Gennaio 13, 2020

«Cooperativa, una scelta da protagonisti»

Alessandro Argnani e Marcella Nonni sono i due condirettori artistici di Ravenna Teatro, una delle compagnie italiane più importanti. Scambio generazionale e attenzione per la qualità del lavoro: oggi dà lavoro a 40 persone ed è conosciuta nel mondo
Alessandro Argnani e Marcella Nonni

articolo dal n.12/2019 della Romagna Cooperativa

È una delle più importanti realtà teatrali italiane sia per la produzione sia per l’organizzazione delle stagioni ed anche una delle poche che continua a mantenere la forma cooperativa. Come ricordano i due condirettori artistici Marcella Nonni e Alessandro Argnani, «la forma cooperativa fa parte del nostro Dna: è stata una scommessa sulle generazioni successive che ha dato risultati importanti, tra cui la scelta di avere due direttori artistici che appartengono, appunto, a due generazioni differenti».


E proprio Marcella Nonni, uno dei fondatori della compagnia, ci spiega qual è il segreto del successo e della longevità di Ravennateatro. «Ci sono altre tre realtà cooperative in Italia che condividono con noi militanza e durata: i Teatri uniti Napoli, dove Toni Servillo è direttore artistico, e il Teatro Elfo di Milano fondata tra gli altri da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni e Accademia Perduta Romagna Teatri creata da Claudio Casadio e Ruggero Sintoni . Il dato comune alle tre esperienze è l’avere puntato sullo scambio generazionale e l’attenzione per la qualità del lavoro. Noi l’abbiamo interpretato anche nel modo più coerente con i principi cooperativi: abbiamo 40 persone a libro paga, in maggioranza con contratti a tempo indeterminato, una condizione possibile perché è stato scelto di non distribuire stipendi faraonici ma di darsi mensili da metalmeccanici al primo impiego».

Una foto dal Cantiere di Dante (ph. Silvia Lelli)


Alessandro Argnani è uno degli attori della seconda generazione cresciuto alla non scuola. «Grazie a essa ho trasformato in lavoro la mia passione per il teatro senza essere costretto ad andare a vivere altrove: questa città, grazie anche a un’amministrazione lungimirante, ha dato la possibilità a una compagnia giovane di crescere e di gestire le stagioni teatrali. Ora, grazie al teatro stabile corsaro di Ravennateatro, Ravenna è un luogo dove si riflette sul teatro e lo si produce».
Il 17 settembre con “Pane e petrolio”, è iniziata la stagione teatrale ravennate 2019-2020, che come di consueto porta il marchio di Ravennateatro (che gestisce anche di quelle dei ragazzi e dei piccoli). La ‘costruzione’ dell’offerta è frutto di una lunga elaborazione, come spiega Argnani. «La stagione dura da settembre a luglio: nasce da una mutazione, cioè dall’unione della stagione di prosa con quella del teatro di ricerca, guardando alle grandi città europee dove non c’è più distinzione fra teatro di tradizione e di ricerca. Anche la modalità dell’abbonamento segue questo criterio: ci sono 6 titoli fissi decisi da noi a cui si aggiungono due spettacoli a scelta dello spettatore. La costruzione della stagione avviene assistendo a molti spettacoli e cercando di puntare su un teatro capace di fare i conti con quello che siamo».
Uno dei progetti recenti più importanti è il “Cantiere Dante”, che culminerà nel 2021 in occasione del 700esimo della morte del poeta. «Quello della Divina commedia – spiegano Nonni e Argnani – era un progetto scritto in occasione della partecipazione di Ravenna alla selezione per la Capitale europea della cultura. Nel 2017 abbiamo messo in scena l’Inferno e quest’anno prima a Matera e poi a Ravenna il Purgatorio. Nel 2021 presenteremo sempre a Ravenna tutta la trilogia. Il progetto parte dalla riflessione sulla Divina commedia come un testo che parla dell’uomo, un viaggio per comprendere quello che siamo e per questo potevamo farlo solo insieme ai cittadini, con una “chiamata pubblica” della cittadinanza».


Condividere la direzione di Ravenna Teatro è una responsabilità che Marcella Nonni e Alessandro Argnani affrontano con grande intesa. «Alessandro è l’anima della direzione che ci “apre” sulle storie di Ravenna – spiega Nonni – e a quei cittadini che magari non vengono a teatro ma sono disposti a partecipare a un contesto che è sia lezione di storia sia spettacolo, come il cantiere Dante appunto». «Condividere con Marcella la direzione di uno dei centri di produzione teatrale riconosciuti dal Ministero della Cultura – conclude Argnani – con una valutazione massima per qualità artistica è un orgoglio ma anche una responsabilità per continuare a difendere i principi di un teatro come luogo da frequentare, che ci parla e dove cercare l’incontro con altri compagni di viaggio».
a cura di Paolo Pingani

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