Dicembre 13, 2019

Così cambia il mondo del vino: la parola al presidente di Terre Cevico

Pubblichiamo la Relazione del Presidente Marco Nannetti all’Assemblea di bilancio Terre Cevico del 12 dicembre 2019 presso Fattoria Guiccioli di Mandriole.

Il presidente del gruppo cooperativo Terre Cevico, Marco Nannetti

Gentili ospiti,

Come da tradizione di Cevico anche quest’anno l’assemblea di bilancio si tiene in un luogo importante della nostra storia, ricco di valori cooperativi e molto evocativo. Quest’anno ci troviamo alla Fattoria Guiccioli di Mandriole, recuperata con un intervento di ristrutturazione della Federazione delle Cooperative di Ravenna e luogo dal grande significato storico. Siamo poi all’interno del delta del Po, un’oasi meravigliosa in cui l’ambiente e la natura si rappresentano in un elemento unico al mondo. Vicino a queste zone, tra l’altro, si producono anche i famosi “Vini delle Sabbie” che con la DOC Bosco Eliceo caratterizzano percorsi enogastronomici di grande qualità e autenticità. Questa è l’Italia ed in modo particolare l’Emilia Romagna, disseminata ovunque di piccoli grandi gioielli. Il bilancio che si chiude, come vi ha ben illustrato il Dott. Gallina, mostra dati positivi ed in relazione al calo dei prezzi (aspetto questo ovviamente non positivo), soprattutto nei vini generici-da tavola, sono da evidenziare le buone performance sui fatturati, a conferma di come la scelta di Terre Cevico di investire sul confezionato e sull’export oltre dieci anni orsono sia ancora strategicamente valida e da perseguire. L’Italia mantiene le posizioni (risultato per nulla scontato) mentre l’export registra un vero e proprio exploit di crescita. Voglio però partire dalla vendemmia del 2018 in quanto, ancorchè generosa, è stata accompagnata da vivaci discussioni, non ancora sopite, all’interno della filiera vitivinicola italiana relativamente alla opportunità di introdurre misure e strumenti per l’autogoverno dell’offerta.

Il tutto nasce dal settembre 2018 con il repentino crollo dei prezzi del vino generico dovuto, in gran parte, alla eccessiva quantità di uva vendemmiata in zone ad alta produttività ma non “attrezzate” per affrontare sui mercati questo tipo di situazione e di prodotto. Questi sbalzi di prezzo hanno riguardato soprattutto il vino generico in quanto le più importanti denominazioni di origine come Prosecco, Lugana, Pignoletto, Grillo, Pinot Grigio, hanno mitigato gli effetti applicando lo stoccaggio obbligatorio di circa il 20% della produzione, riducendo nei fatti la quantità di prodotto disponibile per il mercato. Non dimentichiamoci che lo sfuso è il settore che, più di ogni altro, subisce, nel bene e nel male, l’andamento vendemmiale. Nel nostro caso, per quanto riguarda i vini generici prodotti in Romagna bisogna sottolineare come sia oramai consolidata una filiera produttiva che, anche dopo la fine degli aiuti UE per il sostegno al mercato, è in grado di collocare l’intera produzione. I canali principali, in questo caso, sono rappresentati dal brik, dalle basi vermouth e dalle basi spumanti per il mercato interno e per l’estero.

Alcune regioni, però, hanno visto crescere a dismisura il proprio potenziale produttivo senza però che questa crescita fosse accompagnata da un contestuale sviluppo dei mercati. In veneto, ad esempio, ha inciso molto la decisione del consorzio Prosecco di limitare rigorosamente la possibilità di rivendicare come DOC le uve derivate da impianti realizzati negli ultimi anni, imponendo la destinazione commerciale di diverse migliaia di ettari di varietà glera a vino generico bianco.

Quindi, che fare? In ambito di coordinamento Alleanza Cooperative Vino si è ragionato e discusso molto su quale potesse essere un punto di equilibrio accettabile da tutti e dopo numerosi tentativi ciò che emerge è una posizione che prevede, per il vino generico, la necessità di stabilire a livello nazionale una resa massima di uva/ettaro non inferiore a 40 ton (oggi siamo a 50 ton/ha massimo). Tali limiti dovrebbero essere definiti in un provvedimento nazionale (Testo unico o primo provvedimento utile), ed eventualmente si potrà concedere alle singole Regioni la possibilità di ridurli ulteriormente, in linea con le reali rese di produzione espresse dai diversi territori; E’ poi condivisa l’opportunità di definire a 30 ton/ha la resa massima per i vini varietali (Chardonnay, Sauvignon, Cabernet, Merlot, Syrah). Noi, però, aggiungiamo anche che questa doverosa e corretta autoregolamentazione dell’offerta non è compatibile con il perdurare dell’utilizzo in molti paesi dell’UE (Germania, Francia, paesi dell’Est) del saccarosio di barbabietola per l’aumento del grado alcolico (arricchimento). Questa prassi chiediamo sia sostituita con l’obbligo di utilizzare mosti concentrati (rettificati o no) di esclusiva origine vinica. E’una contropartita politica ma anche di grande sostanza che se applicata andrebbe ad alleggerire di alcuni milioni di hl il mercato europeo. In ambito di etichettatura nutrizionale, poi, sarà assolutamente necessario limitare l’indicazione obbligatoria degli zuccheri aggiunti solo laddove non derivanti da uva da vino.

Qui una menzione speciale la merita il nostro coordinamento in seno all’Alleanza delle Cooperative; infatti al centro dela fiera WORLD BULK WINE EXIBITION DI AMSTERDAM è stato premiato, sotto la guida di Ruenza Santandrea, con il “VOICE OF WINE”, dedicato al riconoscimento degli sforzi di persone, aziende, istituzioni ed associazioni che si caratterizzano per il supporto al settore del vino in generale, ed a quello dei vini sfusi in particolare. La vendemmia 2019, appena conclusa, ha visto le cantine nostre associate ridurre la produzione di quasi il 30% rispetto al 2018 mentre le giacenze di vino della campagna precedente tendono a riequilibrare gli stock italiani e comunitari. I

numeri dell’Oiv parlano di una produzione nel 2019 con cali importanti nei principali Paesi produttori, dal -15% dell’Italia al -24% della Spagna, passando per il -15% della Francia, che tornano ai livelli del 2017, così come i prezzi, destinati, sul mercato degli sfusi, a crescere rispetto ad un anno fa, seppur meno di quanto sarebbe giusto e necessario. Quasi certa anche la competizione con i vini dell’Argentina, che pare pronta ad una vendemmia record e di alta qualità. Preoccupano anche le dinamiche internazionali, dalla Brexit alla crisi dei dazi Usa, che rischiano di avere ripercussioni importanti sui consumi delle tre piazze più importanti per mercato enoico mondiale, ossia Gran Bretagna, Usa e Cina. Non ultimo per importanza, il rallentamento della crescita dell’economia tedesca che rischia di rappresentare un notevole fardello per il nostro settore.

A fronte di tutto ciò crediamo che la ricerca del valore aggiunto sia ancor di più la strada maestra da seguire, sia in Italia che all’estero. Noi abbiamo continuato ad investire affinchè il consumatore percepisca, attraverso la qualità oggettiva del vino e la reputazione dei nostri marchi, il grande valore organolettico, ambientale, sociale e culturale che esso esprime. La nuova pubblicità televisiva di Sancrispino, ad esempio, ha voluto trasmettere questi valori ed i risultati di mercato ci danno ragione. Due giorni intensi di riprese cinematografiche realizzate nei vigneti dei nostri soci per raccontare come loro, le vigne, l’ambiente, la cultura e la gastronomia siano i veri protagonisti del nostro mondo. Noi produttori abbiamo commesso in passato alcuni errori di comunicazione, cercando talvolta di valorizzare il vino elevandolo ad un ruolo quasi “elitario” nei consumi; oggi credo sia necessario rafforzare nella comunicazione la matrice agricola e popolare del vino, senza mai banalizzarne o, peggio ancora, omologarne i contenuti del racconto e la qualità intrinseca.

E’ ovviamente continuato il nostro impegno anche sulle Denominazioni Origine. Per due anni consecutivi i Tre bicchieri del gambero rosso, il premio più ambito dalle cantine italiane, sono stati assegnati al Romagna DOC sangiovese superiore Sigismondo e adesso ad un altro Romagna DOC: l Tre Miracoli, un altro sangiovese delle Rocche Malatestiane, vino del progetto cooperativo sui tre diversi territori della viticoltura Riminese. Un plauso poi alla famiglia Medici che per l’undicesimo anno consecutivo riceve i Tre Bicchieri al Lambrusco reggiano Concerto. Nelle Cantine Giacomo Montresor abbiamo avviato un importante piano di riorganizzazione e investimenti che, a partire dal nuovo fruttaio già realizzato, permetterà all’azienda di continuare il suo storico percorso fatto di alta qualità e alto posizionamento. Cominciamo quindi ad essere ben riconoscibili e credibili anche sui posizionamenti alti di mercato. I nostri progetti che valorizzano i vigneti di collina e pianura cominciano a ricevere costantemente premi e a sviluppare numeri.

https://www.legacoopromagna.it/numeri-in-crescita-per-terre-cevico-una-cooperativa-internazionale-col-cuore-in-romagna/
Foto di gruppo all’assemblea di bilancio di Terre Cevico

Ovviamente le remunerazioni devono crescere ancora e la strada è ancora lunga e difficile ma siamo certi che il racconto dei territori del vino insieme ai soci e alle cantine dove le uve sono vinificate è un mix vincente sia in termini produttivi che di marketing. La nostra crescita ed il nostro sviluppo dipenderanno, in buona parte, anche da come sapremo interpretare il tema della sostenibilità. Questo termine fa rima con “responsabilità” e Per Terre Cevico i due aspetti si muovono sempre assieme; infatti non possiamo pensare di sviluppare una impresa sostenibile senza un profondo senso di responsabilità in ciò che facciamo in quanto i comportamenti che un soggetto tiene non sono mai indifferenti; ogni scelta che quotidianamente preferiamo ad un’altra ha delle precise conseguenze nel contesto sociale e ambientale in cui viviamo e operiamo. Essere cooperativa significa essere intergenerazionali e quindi il senso di responsabilità e consapevolezza in ciò che facciamo viene amplificato a favore di chi, dopo di noi, dovrà raccogliere il testimone. Nel settore del vino le azioni che possiamo intraprendere o ulteriormente rafforzare nella direzione della sostenibilità sono moltissime.

A cominciare dalla parte agricola che già oggi svolge un ruolo fondamentale e imprescindibile di “custode del territorio”. Su questo fronte vogliamo investire molto nella ricerca per sviluppare ulteriormente forme di viticoltura in cui gli input chimici siano sempre meno e siano sempre più sostituibili da input organici o meccanici. E sulla meccanizzazione perché si parla ancora poco di alimentazione ibrida delle trattrici agricole? Forse sarebbe il momento, su questo fronte, di lanciare definitivamente anche questa sfida. L’Italia e la nostra regione in modo particolare sono un bacino straordinario di biodiversità da tutelare e valorizzare. Le centinaia di varietà autoctone rappresentano un grande valore aggiunto sia da un punto di vista qualitativo che storico-culturale. E su questo Terre Cevico sta lavorando anche sul fronte delle varietà ibride resistenti; infatti tra pochi mesi realizzeremo il campo “madre” con i primi incroci di varietà ibride resistenti “autoctone” come albana, trebbiano, sangiovese, grechetto gentile, lambrusco. Il raggiungimento di questo obiettivo consentirà ai nostri soci agricoltori di poter valorizzare la biodiversità locale con metodi di coltivazione che puntano a ridurre drasticamente ogni tipo di input esterno, sia chimico che organico. Ovviamente sarà un percorso lungo e complesso ma siamo convinti che sia nostra precisa responsabilità investire anche su questo percorso.

Purtroppo su questo argomento vige ancora una normativa molto restrittiva, relativamente al “genoma editing” che ne rallenta molto la realizzazione e sperimentazione. La nostra base agricola sta attuando già su alcune centinaia di ettari l’agricoltura di precisione, che attraverso sistemi di geolocalizzazione permette di attuare pratiche agronomiche specifiche e dedicate alle diverse situazioni di fertilità dei terreni, di sviluppo delle vigne e relativi interventi fitopatologici e nutrizionali.

Presso Tenuta Masselina a Castelbolognese, oltre alla conversione Bio dei vigneti e della cantina, abbiamo realizzato le mappe di vigoria permettendo una valutazione esatta e non “sommaria” delle necessità agronomiche dei vigneti. Tutto questo, ovviamente, necessita investimenti sulla formazione, sia dedicata ai viticoltori sia dedicata ai tecnici che devono supportarli in questo percorso di crescita professionale. Inutile nascondere come la crescita e lo sviluppo di superfici ad agricoltura biologica, fondamentale nel percorso della sostenibilità, sia da accompagnare con attività di consulenza tecnica di alto profilo e di maggior diffusione sul mercato. Spesso l’avvicinamento alla conversione al biologico è frenata da timori legati a preconcetti o dalla assenza di reti diffuse del supporto tecnico specialistico e su questo bisognerà investire molto. Per noi senso di responsabilità significa anche realizzare impianti e strutture in cui la produzione di energia da fonti rinnovabili sia massimizzata.

Oggi Terre Cevico ha un potenziale di circa 700 Kw/picco di energia autoprodotta con i pannelli fotovoltaici e la nuova Tenuta Masselina è stata realizzata con la certificazione Casaclima e la struttura, anche grazie ai 14 pozzi per la geotermia, è totalmente autosufficiente da un punto di vista energetico. Terre Cevico ha appena ottenuto la certificazione ISO 50.001, la norma che specifica i requisiti per creare, avviare, mantenere e migliorare il sistema di gestione dell’energia. Negli ultimi tre anni abbiamo aderito a 7 Gruppi Operativi per l’Innovazione all’interno del Piano di Sviluppo Rurale ed uno, in particolare, ha come obiettivo l’individuazione e la sperimentazione di processi estrattivi per la valorizzazione degli scarti nel settore agroalimentare e nello specifico si parla di vinacce e fecce risultanti dai processi di vinificazione. Sempre per “pensare responsabilmente” il nostro settore deve continuare ad investire in ricerca per innovare il fronte dei materiali e recipienti idonei a contenere il vino. Dobbiamo pensare a bottiglie di vetro sempre più leggere e a contenitori che, più in generale, permettano di alleggerire i carichi, a ridurre i volumi di stoccaggio e che derivino da economie circolari.

Migliorando questi aspetti e lavorando per ottimizzare la logistica vogliamo contribuire anche noi in modo significativo alla riduzione delle emissioni di Co2 in atmosfera. Tutte queste belle azioni, che rappresentano solo una minima parte di ciò che per noi significa sostenibilità, per essere realizzate necessitano di continui ed ingenti investimenti e nella pubblica opinione auspichiamo sia sempre più percepito come il prezzo finale di un prodotto agricolo sia un elemento dirimente tra ciò che è sostenibile e ciò che non lo può essere. Oramai è chiaro che a prezzi eccessivamente bassi non può corrispondere una filiera produttiva sostenibile, sotto tutti i punti di vista, ambientale, etico, economico e sociale. Viceversa, riconoscere ai prodotti agricoli italiani il giusto prezzo significa anche permettere alle imprese agricole, cooperative o no, di attuare tutti gli investimenti e quindi tutte le azioni necessarie a sostenere un futuro fatto e pensato con tanto “senso di responsabilità”. Per tutti gli ulteriori dettagli vi invito a leggere con attenzione il nostro bilancio di sostenibilità che trovate nel kit dell’assemblea e che quest’anno produrremo anche in inglese e giapponese.

I NOSTRI SOCI

Con i nostri soci di primo grado, Le Romagnole e Colli Romagnoli, è continuato il proficuo lavoro di condivisione e sviluppo delle tematiche agronomiche, produttive e commerciali. Assieme a loro abbiamo avviato una analisi organizzativa funzionale alla condivisione delle strategie di lungo periodo. Dobbiamo essere pronti ad affrontare le dinamiche economiche in corso in Italia, in Europa e nel mondo. La globalizzazione è la realtà quotidiana ed Il tema dimensionale ed organizzativo deve essere coerente con le nuove questioni macroeconomiche e con la mondializzazione dei consumi del vino. Dobbiamo realizzare molti investimenti e dobbiamo ricercare una sempre maggiore efficienza produttiva. Nel 2020 ragioneremo assieme su questi temi assumendoci la responsabilità delle scelte che dovranno caratterizzare lo sviluppo del gruppo nel prossimo decennio.

ALLEANZA DELLE COOPERATIVE

Il 30 ottobre scorso a Roma si è tenuta l’assemblea dell’ACI agroalimentare. Un passaggio per noi molto importante e che vogliamo leggere come un nuovo ulteriore slancio per rafforzare uno strumento, il coordinamento di settore, che al vino ed alle nostre cooperative ha permesso di rappresentarsi in modo molto più efficace nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee. Un ringraziamento a Ruenza Santandrea per il lavoro svolto e un sincero augurio a Luca Rigotti per la sfida che lo attende. Luca è un amico e sa bene che Terre Cevico sarà sempre al suo fianco per la tutela degli interessi della viticoltura italiana e dei nostri soci viticoltori. Termino ringraziando chi, nei fatti, rende possibile tutto questo. Dall’Assemblea dei soci ai componenti del Cda, dal collegio sindacale a tutte le colleghe e colleghi che con abnegazione quotidiana mettono a disposizione del bene comune il proprio impegno. Un riferimento particolare a Lauro Giovannini e Massimo Gallina per la professionalità, l’entusiasmo e la perseveranza che continuano ad esprime all’interno della Direzione Operativa. Grazie e buon lavoro a tutti!

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