Ottobre 18, 2019

"Cooperatori del XXI secolo", una giornata di idee

Foto: Fabio Blaco

Le foto della giornata • Il video integrale

Le idee e la forza degli insegnamenti di Guglielmo Russo sono state il filo conduttore di una giornata dal titolo “Cooperatori del XXI secolo territorio, innovazione, competitività, democrazia”, che Legacoop Romagna ha organizzato per ricordare il suo presidente recentemente scomparso.
Il cuore della grande “lezione cooperativa”di Russo è stato sintetizzato dalla moglie Daniela, che ha ringraziato «chi ha raccolto il contributo di Guglielmo e il suo desiderio di promuovere azioni che sottolineassero importanza del nostro territorio e dei valori della cooperazione». L’iniziativa non resterà isolata ma diventerà un appuntamento annuale per ragionare sul futuro del movimento cooperativo.

Foto: Fabio Blaco


Sul domani della cooperazione si sono confrontati, moderati dal caporedattore del Corriere di Romagna di Forlì Gaetano Foggetti, il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti, il senatore Vasco Errani, il direttore del Master universitario in economia cooperativa Flavio Delbono, il vicepresidente di Legacoop Romagna Luca Panzavolta. Spunti importanti sono venuti da una ricerca di Swg su come è percepita la cooperazione in Romagna, illustrata dal direttore scientifico dell’istituto Enzo Risso. Dallo studio è emerso che la cooperazione è percepita come un modello di economia giusto, che la sua funzione non è solo quella di generare lavoro ma anche di essere un’alternativa al sistema attuale, che è un attore fondamentale per ridurre la disuguaglianza sociale e che è in grado di offrire opportunità ai giovani. Inoltre alle cooperative, a differenza delle imprese di capitale, vengono associati valori positivi. Nelle conclusioni Risso ha lanciato un contributo alla discussione: «Negli Usa molte aziende stanno cambiando l’approccio delle strategie imprenditoriali, puntando a uno “sviluppo civile”: un esempio è la Gillette con la sua campagna contro il maschilismo. Le cose stanno cambiando velocemente e il mondo cooperativo deve ripartire dai propri valori di fondo, di cui in questo momento le imprese di capitale si stanno appropriando, per ritrovare un ruolo nella società».

Foto: Fabio Blaco

La tavola rotonda
Aprendo gli interventi della tavola rotonda, il professor Del Bono ha puntato sulle caratteristiche positive della cooperazione, ricordando che «il modello cooperativo per molti versi è in grado di impedire disuguaglianza prima che entri in campo lo Stato con le politiche di redistribuzione, quindi in modo più efficace. Questo perché le cooperative riescono a redistribuire la ricchezza incorporandola nel proprio comportamento, a cominciare dalle strutture salariali ma non solo». Dal canto suo Luca Panzavolta ha spiegato la necessità che le cooperative siano portatrici di valori che vanno coniugati col profitto. «Dobbiamo fare vedere come viene prodotto il profitto e quindi redistribuirlo alle comunità. Questo favorisce la coesione e lo sviluppo del territorio, che è uno degli obiettivi che Guglielmo ci ha sempre indicato come prioritario».

Foto: Fabio Blaco


Il senatore Errani ha affrontato il tema dell’ Emilia-Romagna come “caso di scuola” del beneficio diffuso sia economico sia sociale che viene dall’applicazione dei valori cooperativi. «Il segreto dell’esperienza emiliano-romagnola si può riassumere nella frase ‘fare, saper fare e saper fare insieme’. Ai primi del ’900 la nostra regione era la più povera d’Italia insieme alla Calabria. Poi è iniziato un processo che ha unito la propensione al fare insieme con la scelta di farlo non solo per sé ma con agli altri e per gli altri, In questo la cooperazione ha giocato un ruolo chiave, per la sua capacità di organizzare il lavoro, dandogli una dignità che non è solo salariale ma anche riconoscimento sociale». Concludendo, Mauro Lusetti ha insistito sul fatto che «Noi cooperatori dobbiamo essere all’altezza della forza che rappresentiamo e dei nostri valori, che non sempre sono maggioritari. C’è molto lavoro che ci aspetta su due temi fondamentali, il merito imprenditoriale, cioè interpretare il nostro ruolo nel mercato come cambiamento e non come omologazione, e realizzare l’Alleanza delle cooperative italiane, perché da soli non possiamo andare lontano». (P.P.)
Paolo Pingani

Foto: Fabio Blaco

L’INTERVENTO DI MARIO MAZZOTTI

«Se Guglielmo fosse qui con noi sarebbe contento dei temi che abbiamo trattato perché sono gli stessi sui quali abbiamo più volte ragionato insieme. Ed è questo lo spirito e il modo migliore con cui chiudere questa giornata: nel ricordo di un grande cooperatore a cui abbiamo voluto bene e a cui vorremo sempre bene». Il presidente di Legacoop Romagna Mario Mazzotti ha voluto giustamente, alla fine del convegno, riportare al centro la memoria di Guglielmo Russo e l’eredità morale che ha lasciato a tutto il movimento cooperativo. In precedenza Mazzotti aveva sviluppato tre considerazioni, ispirate dal confronto tra i relatori e dal dato che la Romagna è terra dove la cooperazione è in simbiosi col territorio e dove continua a rappresentare, nonostante i cambiamenti, un filo robusto tra le generazioni. «Come Legacoop abbiamo il dovere di rappresentare al meglio il movimento cooperativo ed essere all’altezza delle aspettative del territorio.

Foto: Fabio Blaco

Per fare ciò dobbiamo innovare il modo in cui siamo movimento di imprese e persone, in modo da competere sui mercati mantenendo la nostra specificità di cooperatori, che significa tutelare il lavoro e la sua dignità, proponendo un modello economico e sociale diverso da quello capitalistico. La democrazia economica è un collante sociale comune su cui dobbiamo lavorare». Mazzotti si è poi soffermato sul tema della governance. «Non serve solo ricambio dei gruppi dirigenti ma anche l’acquisizione di nuove identità del movimento cooperativo». Infine il presidente ha speso una riflessione sul tema del lavoro, perché la cooperazione «è nata soprattutto per dare lavoro. Ci vengono riconosciuti i risultati ma ora c’è bisogno di risolvere questioni legate alla regolamentazione del lavoro, alle false cooperative, ai contratti irregolari, alla precarizzazione. Questo sapendo che servono interventi sul mercato pubblico, a cominciare dal modello con cui vengono bandite le gare, perché influisce sulla capacità delle imprese a organizzarsi». (P.P.)

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