Agosto 20, 2019

«La solidarietà può battere il disastro»

Non vorrei sminuire il lavoro fatto ma, in realtà, abbiamo solo attivato un “protocollo” ideato e realizzato dalla cooperativa bagnini di Cervia circa 8/9 anni fa».

Danilo Piraccini


Danilo Piraccini, per anni presidente e oggi membro del CdA della cooperativa, risponde così quando gli chiedo come sia stato possibile – in meno di 24 ore – passare dalle scene di distruzione provocate a Milano Marittima dal passaggio della tromba d’aria dello scorso 10 luglio, ai turisti che tornano in spiaggia a prendere il sole.
Un disastro, certificato dalle scene dei TG, che parla di oltre 2 milioni di danni stimati solo per la parte pubblica e 450mila euro per le sole attrezzature sul tratto di spiaggia direttamente colpito. Un tratto di costa: «con un fronte di 6, 700 metri in verticale – afferma Piraccini – su cui insistono 5 stabilimenti e dove, alle 9 del mattino, una furia a 200 km orari ha fatto massacri dove è passata prima di andare a spegnersi in pineta».
Quindi, il segreto del “ritorno alla normalità” non è solo frutto dell’indole indomita dei romagnoli ma anche, più semplicemente, di una formula organizzativa. Ce ne parli?
«Si, come ti ho detto si tratta di un protocollo che in situazioni particolari: dagli atti vandalici agli incendi; dalle ingressioni marine alle calamità fino al decesso del titolare dell’impresa si attiva con il coinvolgimento diretto della cooperativa per portare ristoro al socio colpito e metterlo in condizione di ripartire immediatamente evitando, così, i danni conseguenti al blocco per più lunghi periodi».
Questo, è quello che è successo anche il 10 luglio?
«Il protocollo è scattato mentre praticamente l’evento era ancora in corso con la chiamata del nostro socio più colpito che agitatissimo mi dice: “Senti, sta volando via tutto, da noi, praticamente, non c’è rimasto più niente!” e, mentre parlava, io ero qui e sentivo il rumore dei lettini che volavano e sbattevano.
Dalla telefonata, in pochi minuti, abbiamo rintracciato il punto esatto della costa dove stava avvenendo il disastro che coinvolgeva due stabilimenti e, tramite la nostra banca dati e il censimento di tutte le attrezzature in dotazione, abbiamo appurato l’entità del danno: 350 ombrelloni e circa 6/700 lettini.
Da qui è partito il primo step del protocollo: un sms a tutti i soci in cui diciamo che abbiamo bisogno di attrezzature (il numero e la fattispecie del materiale lo conosciamo bene) per alcuni soci in difficoltà.
Non passa mezz’ora che sulla nostra segreteria riceviamo la disponibilità dell’attrezzatura richiesta – tutto materiale di prima qualità, perché non possiamo consegnare a uno che ha una scarpa rotta una scarpa senza lacci, raccogliendo, così: 800 lettini, 400 ombrelloni, 50/60 tavolini più tutta una serie di altro materiale utile a ripartire».
Insomma, lì ancora tirava il vento e voi qua eravate già pronti per il ripristino dell’agibilità?
«Esatto! Ma non solo, conoscendo bene lo schema di tutto il fronte degli stabilimenti colpiti, per sicurezza abbiamo chiamato anche tutti nostri fornitori bloccando in magazzino tutta l’eccedenza che ci sarebbe potuta servire per colmare l’intero fabbisogno.
Insomma, noi dopo meno di un’ora saremmo stati in condizione sostituire tutta l’attrezzatura di tutti gli stabilimenti colpiti.
Fatto questo percorso è partita la seconda comunicazione, sempre a tutti i soci, con cui chiedevamo agli stabilimenti che avessero avuto un bagnino, o un altro collaboratore “disponibile” a trasferirlo presso la zona colpita e, anche in questo caso, nel giro di un quarto d’ora, mezz’ora, abbiamo ricevuto la disponibilità di 43 persone».
Il resto mi pare di indovinarlo: a questo punto siete partiti per la zona colpita…
«Infatti, messe insieme tutte le cose, ci siamo trasferiti sul luogo del disastro e abbiamo verificato che la situazione era esattamente come ci era stata descritta e, prima di iniziare il ripristino, è partita la seconda parte del protocollo: avendo a disposizione legale e perito 7 giorni su 7, per evitare che una volta bonificata e resa nuovamente agibile l’area la situazione diventi complicata dal punto di vista assicurativo, i due tecnici hanno fatto foto, riprese video e filmati per certificare i danni Solo dopo che il sopralluogo è terminato è iniziato il lavoro vero e proprio di ripristino e, mentre i camion, forniti da noi, hanno iniziato a portare via tutto il materiale rovinato; tieni presente – mi confida Piraccini – che una parte non è stata più trovata perché è volata e chissà dove sarà arrivata, altri oggetti sono stati trovati in pineta; altri camion dei diversi soci che avevano risposto all’appello iniziavano a portare il materiale nuovo.
I giornali hanno detto che la sera tutto era pronto, in realtà, dopo 3/4 ore dall’evento la situazione di crisi era già pressoché rientrata».
Incredibile! Ma come si ottiene un risultato così?
«Pensa – mi dice – ci sono dei soci che per loro motivi neanche si salutano eppure quando la Cooperativa chiama nessuno ci chiede né il come, né a chi bisogna dare una mano. Questo è un risultato che, ovviamente, tiene conto della consapevolezza che la prossima tromba d’aria si muove e va da altre parti. Un’altra motivazione non marginale, io credo, sta nella consapevolezza della necessità di una forte coesione oltre ad una forte fiducia nella Cooperativa e nei suoi amministratori».

di Alessandro Bongarzone

Articolo tratto dal n.7-8/2019 della rivista La Romagna Cooperativa

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