Maggio 4, 2018

«La Romagna cambia, queste le priorità»

Un Paese profondamente cambiato e che continua a chiedere cambiamento. È in questo scenario che Legacoop Romagna ha tenuto la propria assemblea dei delegati venerdì 4 maggio alla Fiera di Forlì. Un mondo, quello dell’associazione cooperativa, fatto di 436 associate, 26.500 occupati e quasi 379 mila soci, per un valore della produzione che sfiora i 7 miliardi di euro e un patrimonio di oltre 3 miliardi. «In questo contesto la Cooperazione può avere un ruolo chiave – dicono Guglielmo Russo e Mario Mazzotti, presidente e direttore generale di Legacoop Romagna – e al prossimo Governo chiediamo di riconoscerlo con chiarezza». I lavori sono stati aperti dal saluto del Sindaco di Forlì, Davide Drei, di fronte a una sala piena in ogni ordine di posti. Moltissime le autorità presenti.


Proposte e priorità in campo
L’assemblea di Legacoop Romagna, aperta dal saluto del Sindaco di Forlì, Davide Drei, è stata l’occasione per fare il punto sulle proposte che l’associazione sta portando avanti all’interno del quadro nazionale di “Cambiare l’Italia Cooperando”. Al primo posto gli investimenti infrastrutturali, che Legacoop Romagna ha chiesto a Regione e Governo di rilanciare con un piano organico. Corridoio adriatico, porto di Ravenna, rete logistica, sistema regionale degli aeroporti e qualificazione della rete ferroviaria sono alcuni dei titoli, insieme all’annoso problema dei collegamenti stradali tra le città romagnole, «sempre più evidente man mano che l’area vasta diventa la mappa di riferimento dei cittadini per tutta una serie di servizi», dicono il presidente e il direttore generale di Legacoop Romagna.
Strettamente collegata, di fronte al dissesto idrogeologico che avanza, è la proposta di attivare un grande piano di manutenzione del territorio, dalla collina alle coste, «da  finanziare con un aumento della quota degli oneri di urbanizzazione e un fondo del 5% del valore dei pedaggi autostradali in Regione».
C’è poi il tema delle costruzioni residenziali: dopo l’implosione del settore, la nuova legge urbanistica regionale punta tutto sulla rigenerazione urbana, «ed è giusto  perché questo può spingere anche a ripensare le città e le loro funzioni. Pensiamo che sarebbe giusto anche utilizzare la leva fiscale e altri incentivi come volano per sostenere i progetti di recupero». Sulle scelte energetiche ed ambientali, «che hanno ricadute dirette sul turismo in termini di qualità della balneazione», Legacoop chiede l’applicazione del piano dei rifiuti e una nuova stagione di piani energetici comunali «in cui cittadini e imprese partecipino agli obiettivi di sostenibilità».
 
Per la Provincia unica di Romagna
Province svuotate, attività gestionali allontanate dal controllo democratico dei cittadini, Unioni dei Comuni in mezzo al guado: la riforma Delrio è la grande incompiuta che ha lasciato dietro di sè le macerie di un sistema locale disarticolato. Senza una Pubblica Amministrazione efficiente, però, non esiste nemmeno sviluppo sostenibile. «Basti pensare alle criticità nell’implementazione del nuovo Codice degli Appalti o alla gestione delle procedure di affidamento di gare e servizi». Legacoop Romagna propone prima di tutto di superare le attuali Province, riordinandole su aree vaste («chiamiamola pure Provincia unica di Romagna») e dando loro le funzioni di raccordo dell’ente intermedio, di programmazione e indirizzo per urbanistica, infrastrutture, agricoltura, formazione e trasporti. Il secondo punto è di proseguire il percorso di aggregazione e fusione dei Comuni minori e di configurazione delle Unioni, valorizzando insieme qualità della Pubblica Amministrazione e ruolo delle istituzioni elettive.
 
 
Persone, lavoro e innovazione
Le cooperative riescono a coniugare attenzione alla persona e nuove tecnologie. Non sfugge però il paradosso di un mercato in cui i giovani soffrono precariato e disoccupazione mentre le imprese faticano a trovare figure qualificate.
«Siamo stati in  grado di raccogliere la sfida dell’innovazione, ma servono strumenti adeguati per un mondo che cambia. Il programma Impresa 4.0 per quanto apprezzabile non ha un approccio specifico all’impresa cooperativa». Al di là degli incentivi, però, serve un contesto generale favorevole. «Si è affermato il principio del più forte che vince sul più debole – hanno ammesso Russo e Mazzotti – e il valore del lavoro collaborativo trova un ostacolo in più ad affermarsi. Noi non ci stiamo». La sfida è prima di tutto culturale. Legacoop Romagna la coglie assumendo a fondamento i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 dell’ONU rilanciati dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. «Noi crediamo che i valori diano capacità competitiva alle nostre imprese. Sappiamo che la partecipazione dei lavoratori è centrale per produrre innovazione e noi siamo all’avanguardia perché la democrazia partecipativa è parte integrante dei nostri principi», continuano. Punta anche a questo il progetto di “buona governance cooperativa”, che mette in sinergia la partecipazione dei soci e dei dipendenti.
Purtroppo la tendenza generale va verso protezionismo a oltranza e competizione al ribasso. «Interi settori sono schiacciati in una morsa tra infima qualità dello sviluppo, inefficienze della pubblica amministrazione e concorrenza sleale. Se ne esce solo con una battaglia forte per la legalità e impegno deciso per un’innovazione che sia sostenibile per l’ambiente e le persone. Noi ci proponiamo come vettore per questo modello di sviluppo».
Alcuni cooperatori sono intervenuti per presentare progetti di innovazione cooperativa: Lauro Giovannini (Cevico), Giorgia Gianni (rete Treseiuno), Marcello Molinari (Elettronsea),  Massimiliano Mazzotti (Formula Servizi) e Giorgia Cavallaro (Teranga).
 
Nuova fase di promozione cooperativa
Legacoop Romagna intravede una fase nuova anche nella promozione del fare cooperativa. I workers buyout hanno funzionato, ma ci sono altri bisogni, come quelli del popolo delle partite IVA e delle comunità montane che si spopolano. Le applicazioni di sharing economy come Uber? «La retorica è finita: il più delle volte destrutturano il sistema attraverso piattaforme digitali che cambiano la natura dell’organizzazione dei servizi e del lavoro e aprono il varco alla riduzione di diritti, garanzie e reddito. Per questo occorrono nuove regole su questi mercati». Ad Alfredo Morabito, direttore promozione attiva di Coopfond, il compito di presentare il progetto Coopstartup Romagna, da poco concluso con ottimi risultati.
 
Serve un welfare universale
La Romagna, territorio dell’economia sociale, «non può prescindere  da un welfare universale equo, solidale e inclusivo. Da qui occorre partire per rilanciare il progetto dell’Ausl Romagna». In questo quadro le cooperative spingono per l’integrazione tra sanitario e sociale. «Sarebbe il modo per affrontare con criteri di sussidiarietà l’invecchiamento della popolazione e i nuovi bisogni. In questo rapporto integrato tra pubblico e privato il ruolo della cooperazione è sì complementare, ma è anche in grado di mettere in atto soluzioni nuove fin da subito: noi siamo a disposizione». Gli ultimi capitoli sono dedicati alla rete per il trasferimento tecnologico e ai progetti cooperativi. «La cooperazione è un’idea con radici antiche, ma che sa guardare al futuro: siamo al lavoro su tantissimi progetti, dal sociale alle case del popolo, dalla logistica al facchinaggio, fino a comunicazione, agroalimentare e consorzi. Il fiore all’occhiello? La nascita di Federcoop Romagna».
 
 
L’Italia dopo il 4 marzo
All’assemblea è intervenuto anche il direttore scientifico di Swg, Enzo Risso, che ha illustrato l’andamento del voto del 4 marzo illustrando i numeri dei flussi elettorali e le motivazioni che stanno dietro i mutamenti nella scelta dei partiti da parte dei cittadini.
 
Le conclusioni del presidente nazionale Mauro Lusetti
«Legacoop, come ha sempre fatto – ha ricordato il presidente di Legacoop nazionale, Mauro Lusetti – deve continuare a difendere il proprio profilo di autonomia, che significa dialogare e confrontarsi con tutti, tranne che con le formazioni neofasciste, mantenendo però ferma la propria idea di società. Che è inclusiva, solidale e aperta e che vede come il fumo negli occhi le chiusure corporative; così come la nostra idea di economia è sostenibile, circolare e rispettosa dei diritti dei lavoratori. Dobbiamo confrontarci, insomma, restando quello che siamo da sempre, ed è uno dei segreti della nostra longevità, cioè un luogo di democrazia. Certamente il risultato elettorale del 4 marzo ci ha consegnato una situazione delicata, che dobbiamo comprendere, perché parla anche a noi cooperatori, e su cui ci dobbiamo preparare in vista del congresso nazionale».
 

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