Aprile 3, 2017

«È necessario creare una nuova leva di giovani cooperatori»

dal Corriere Romagna del 3/4/2017 – di Gaetano Foggetti
Lorenzo De Benedictis, 28 anni, funzionario di Legacoop Romagna con una laurea come giurista di imprese e della pubblica amministrazione ha rilevato da circa un mese il testimone da Rudy Gatta alla guida del network “Generazioni”, che associa i cooperatori Under 40.

Con che intenti ha assunto il mandato?
«Il mio ruolo è quello di riformare un gruppo di lavoro che ha lo scopo di perseguire gli obiettivi generalidi”Generazioni”: la crescita professionale e sociale di chi lavora nel mondo cooperativo e curare la continuità nel passaggio intergenerazionale tra cooperative. Partiamo confron tandoci sulle varie tematiche per capire quanti siamo e dove vogliamo andare. Un autentico processo rifondativo che terminerà nel febbraio 2018 con la definizione degli organismi direttivi. A quel punto scatterà il triennio del nostro mandato».
Quali gli altri incarichi di cui si occupa per Legacoop?
«Seguo il settore della produzione e servizi, la vecchia produzione lavoro, per il territorio ravennate e poi la finanza per le coop sociali. In questo ambito mi piace ricordare che Legacoop si è candidata come capofila per un progetto europeo con Aiccon e Demetra per studiare proprio i fabbisogni delle cooperative sociali. Bando che abbiamo vinto acquisendo un finanziamento di 120mila euro. La popolazione invecchia e i bisogni saranno sempre maggiori. Per questo si stanno cercando strumenti finanziari per rendere competitive le imprese sociali che finora in Romagna si sono adeguate alle esigenze attuali, nel passato asili nido, ora l’immigrazione».
Come si articola il progetto?
«Tre i momenti principali: analisi (cosa fanno ora le cooperative), formazione (quali strumenti mettono a disposizione realtà come Banca Etica, Banca Prossima) e successivamente la valutazione se all’interno di Legacoop si può creare uno sportello per rispondere adeguatamente alle cooperative, partendo proprio dalle sociali. Le modalità scelte dall’Unione europea, poi, sono stringenti. Si chiede un confronto autentico fra i 20 progetti partecipanti per capire dove si dovrà orientare il legislatore. Sei questi momenti (il secondo dei quali si è svolto proprio in questi giorni a Barcellona ndr) concentrati in una giornata e mezza di lavoro. Interventi di 20 minuti con tematiche che cambiano a ripetizione e tutto rigorosamente in inglese. Dentro il budget di 120mila euro c’è anche la copertura dei costi per questi scambi. Inoltra l’Unione chiede anche confronti a gruppi di tre e per quanto ci riguarda stiamo lavorando con portoghesi e svedesi anche se la nostra realtà è molto più grande rispetto a quella dei loro Paesi».
Che bilancio può trarre fino a questo momento dalla sua esperienza?
«Credo fortemente che i valori cooperativi siano di stretta attualità. C’è chi dice che la cooperazione è morta ma sono convinto piuttosto che al suo interno ci sia rispetto per persone e idee».

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