Settembre 27, 2016

Il Resto del Carlino nazionale intervista il presidente di Legacoop Romagna

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L’ INTERVISTA GUGLIELMO RUSSO, PRESIDENTE TERRITORIALE DI LEGACOOP, RILANCIA IL TEMA ISTITUZIONALE: «NOI PIÙ INTEGRATI»
«La crisi non è finita, nuova governance per la Romagna»

FORLÌ CINQUECENTO imprese associate, 400mila soci (un romagnolo su tre), quasi 28mila occupati e un valore della produzione di 6,8 milardi. Legacoop Romagna guarda al futuro. Con una premessa. «La crisi – dice il presidente Guglielmo Russo (nella foto) – non è ancora finita. È vero che l’ Emilia Romagna cresce di più della media nazionale, ma non c’ è ancora una vera inversione di tendenza. Le nostre coop ne sono consapevoli».
Presidente Russo, cosa servirebbe per il rilancio? «Politiche strutturali per nuova occupazione e nuove imprese, investimenti pubblici».
Come stanno le coop romagnole? «Abbiamo difeso l’ occupazione che è stabile e qualificata. Le coop non sono ferme, stiamo cooperando per una riorganizzazione del sistema. Le parole d’ ordine sono specializzazione produttiva, investimento sulla formazione manageriale, reti d’ impresa e filiere, internazionalizzazione».
Nel concreto?
«Alcuni esempi: nell’ agroalimentare rappresentiamo 70 imprese, con 1,5 miliardi di fatturato e oltre 7mila lavoratori occupati. Estero, bio e innovazione sono gli indirizzi strategici. Cia Conad ha garantito l’ occupazione ed è in procinto di attuare un piano di investimenti in Romagna da 150 milioni di euro. Bisogna aggredire i mercati tradizionali e quelli nuovi. In edilizia, invece, è stato costituito il consorzio Integra per rispondere alla nuova domanda del settore».
Con la Regione c’ è un dialogo aperto?
«C’è ed è positivo». Quali sono le aspettative di Legacoop Romagna? «Ci aspettiamo un sostegno efficace per quel che riguarda le politiche di innovazione, ulteriori investimenti nella formazione e soprattutto la Romagna come sistema territoriale integrato».
Cioè?
«Le politiche di sistema sono la leva necessaria per vincere nel mercato globale. L’ Emilia Romagna, da policentrica, sta diventando regione-sistema e ha bisogno di territori forti. Serve la capacità di sottrarre le identità territoriali alla trappola del localismo portandole in progetti condivisi».
E come, dal suo punto di vista, dovrebbe essere realizzato questo processo?
«Serve una una nuova governance istituzionale. Non chiediamo né la costituzione di una nuova città metropolitana né una sub-regione. Il modello da seguire è quello della sanità con l’ Ausl Romagna. Il tempo è maturo, ce lo chiedono i mercati e i territori. Abbiamo ricevuto attenzione positiva dalla Regione, ci attendiamo passi concreti».
Chiedete una Romagna più indipendente?
«No, meglio integrata per concorrere al progetto di una regione più europea. Quando abbiamo fatto sistema siamo stati vincenti».
Intanto, con le elezioni a Rimini e Ravenna, il quadro istituzionale è certo e completo.
«Questo ci aiuta in un dialogo a 360 gradi. Intanto ci aspettiamo un salto di qualità da Forlì: servono risposte certe per rete commerciale, centro storico, aeroporto e logistica, cultura e turismo, infrastrutture. Le potenzialità non mancano».
Giuseppe Catapano
dal QN / Resto del Carlino / Il Giorno / La Nazione di martedì 27 settembre

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