Luglio 13, 2016

L'agroalimentare ravennate esprime forte preoccupazione per l'orientamento assunto dalla Regione sul PSR

Al termine dell’approfondimento delle prime graduatorie del Piano di Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna, le cooperative braccianti continuano a manifestare forte preoccupazione per le modalità di applicazione dello stesso PSR. Sotto osservazione, in particolare, le misure sull’agricoltura integrata e sugli investimenti.
 

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Stefano Patrizi, responsabile Agroalimentare di Legacoop Romagna


«Quello che è successo con l’operazione sull’agricoltura integrata rischia ora di ripetersi con gli investimenti, non deve mai più accadere se si vuole mantenere l’attuale alto livello agronomico», dice il responsabile di settore di Legacoop Romagna, Stefano Patrizi. Tutte le cooperative di conduzione sono state escluse, nonostante queste siano tra i soggetti precursori delle tecniche agricole ambientalmente sostenibili nel nostro territorio. Parliamo di aziende con 600 occupati e oltre 13.000 ettari di terreni in conduzione».
«Apprezziamo – continua Patrizi – la recente disponibilità del Presidente della Regione Stefano Bonaccini a rafforzare la concertazione con le associazioni ma occorre al più presto metterla in pratica per non generare ulteriori squilibri e incomprensioni. Le decisioni siano prese in modo meditato, con un adeguato coinvolgimento delle parti sindacali e tenendo conto che partiamo da alcuni bandi fortemente squilibrati nei criteri di accesso»
«La complessità dell’agricoltura ravennate, ad esempio, che si esprime tra frutticoltura, viticoltura, colture da seme, cereali, colture industriali e molto altro, non trova riscontro negli altri territori della Regione, caratterizzati da una maggiore specializzazione – prosegue Patrizi – e questo andrebbe valorizzato. Ora invece il 42% delle risorse per la lotta integrata vanno a Ferrara, mentre a Ravenna nemmeno il 13%. Restano inoltre escluse la metà delle richieste delle imprese ravennati, mentre le domande degli altri territori sono soddisfatte quasi al 90%»
«Recentemente il bando è stato rifinanziato con 20 milioni di euro aggiuntivi, che però paradossalmente, innestandosi su criteri non equi, non fanno altro che riprodurre lo squilibrio, che per essere sanato avrà bisogno di ancora maggiori disponibilità. In questo modo – conclude il responsabile cooperativo – finiranno per essere sottratti fondi ad altre poste del PSR, mentre la necessità è anche quella di salvaguardare investimenti e filiere. In sostanza ci auguriamo che non venga penalizzato chi si era fidato dell’orientamento assunto sin dall’inizio dalla Regione, che aveva categoricamente escluso la possibilità di ricollocare risorse. Ancora non si sa con certezza quali parti dello stesso PSR verranno ridimensionate nello sforzo di finanziare quanto sopra».

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