Maggio 10, 2016

«La Romagna ha tutto, gioco di squadra per poter emergere»

dal Corriere Romagna del 9 maggio 2016
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Le eccellenze ci sono tutte: turismo, welfare e cooperazione sociale, filiera agroalimentare e altre ancora, è però necessario un grande e corale sforzo per metterle in rete ed esaltarle confermando per la Romagna un ruolo centrale di traino dell’ economia regionale e di sviluppo sociale.
A ribadirlo con forza, chiedendolo alla politica di assumere «una responsabilità centrale in termini di regia generale condivisa del sistema», è Lega coop Romagna che da alcuni mesi sta portano avanti una propria idea di territorio che guarda al futuro con rinnovato slancio. Una prospettiva di sviluppo che non può, però, prescindere dalla coesione e collaborazione tra realtà che per certi aspetti si presentano ancora fortemente divise. Ecco i punti salienti della “visione”.
Logistica. La Romagna rappresenta un crocevia fondamentale nei flussi continentali tra Nord e Sud Europa e nei collegamenti trasversali Est -Ovest tra il bacino adriatico e quello tirrenico. Dal punto di vista infrastrutturale occorre uscire dalla logica localistica per privilegiare reti e servizi di collegamento intermodale che vedano connessi porto, aeroporti, scalo merci e autoporto. Più infrastrutture logistiche inter modali al di sotto di 200 chilometri di distanza le une dalle altre saranno sempre “naturalmente” concorrenti tra loro.
Accantonato il progetto del nuovo tracciato di E55, occorre puntare su Statale 16 Adriatica, Autostrada Ferrara -mare e Cispadana, e riqualificare la E45.
Da non dimenticare, poi, la viabilità “secondaria”, per la cui manutenzione potrebbe essere destinato il 5 per cento dei pedaggi autostradali generati dai transiti in regione. Fondamentale, poi, superare l’ isolamento sul fronte dei collegamenti ferroviari. Aeroporti, Fiere e trasporto pubblico, infine, non possono più prescindere da una unica regia regionale.
Porto di Ravenna. Necessario fornire al nuovo presidente dell’ Autorità portuale indirizzi univoci per una chiara strategia di sviluppo dell’ insediamento che sia coerente con le indicazioni delle istituzioni pubbliche regionali e territoriali.
Crediamo che sia necessario separare le due anime di Sapir, la società che opera in loco, riportando quella pubblica nell’ ambito delle proprie funzioni di supporto allo sviluppo del sistema e lasciando ai privati i compiti propri dell’ impresa. Impostazione che diventerebbe il volano per il rilancio degli investimenti.
Agroalimentare. La cooperazione agroalimentare romagnola aderente a Legacoop rappresenta 70 imprese, 1,5 miliardi di fatturato e oltre 7mila lavoratori, impegnati anche in filiere di eccellenza riconosciuta a livello internazionale. L’ im pegno del comparto è sempre stato quello di difendere il reddito degli associati, puntando nel periodo più recente ad accrescere la produzione di valore favorendo ricerca e sviluppo. Necessaria, però, una adeguata capacità di investimento per aggredire i mercati maggiormente remunerativi che, non a caso, sono quelli capaci di riconoscere la professionalità, la qualità e la legalità delle nostre filiere, e intrisi di valori etici, ambientali, salutistici e culturali. Da rimarcare la grande esperienza della cooperazione bracciantile, con oltre 13mila ettari coltivati, per la maggior parte nel Ravennate. Purtroppo duole notare come il recente Programma di sviluppo rurale esclude intere province, compresa Ravenna, e le grandi estensioni cooperative, dalla valorizzazione dell’ ambiente e dalla capacità di investimento e innovazione. Quando invece siamo davanti ad esempi virtuosi da tenere in debita considerazione. Per questo ci aspettiamo, a partire dalla stessa Unione europea, un massiccio rilancio degli investimenti.
Altro punto dolente è la burocrazia imposta ai produttori e agli uffici, che finisce per rappresentare un fardello inaccettabile per la vita delle aziende.
Pesca. Siamo di fronte ad una grande risorsa per la regione anche se i volumi si sono drasticamente ridotti, oltre il 50 per cento in meno su scala nazionale dal 1999 al 2014. Per questo nel futuro l’ obiettivo dovrà essere una pesca sostenibile e una maggiore valorizzazione del prodotto per garantire un reddito per le imprese e gli addetti, favorendo il modello delle organizzazioni dei produttori e dei consorzi di gestione.
Grande distribuzione. Negli ultimi 10 anni la Gdo alimentare ha visto crescere del 30 per cento le superfici di vendita ma calare di 10 punti i consumi. Le strutture cooperative hanno continuato a rappresentare un motore di sviluppo per il Paese per convenienza dei consumatori. La nascita di Coop Alleanza 3.0 conferma la volontà di procedere nel percorso di forte razionalizzazione e integrazione organizzativa.
Turismo. E’ necessario pro muovere e vendere sui mercati la Romagna nel suo insieme, evitando di ridurre l’ offerta unicamente al balneare. Per questo la Romagna deve diventare un vero e proprio marchio riconoscibile. Il sistema ricettivo da solo non giustifica il motivo del viaggio, bisogna riqualificare l’ offerta e adeguarla alle esigenze attuali del turista.
Guardando con grande attenzione ai flussi di nicchia che riflettono i nuovi bisogni a fronte di un progressivo assottigliamento del turismo “generali sta”. La nascita dell’ Alleanza delle cooperative italiane ci permetterà di rivestire il ruolo di interlocutori istituzionali nel dibattito sul futuro del settore.
Cinema e cultura. Il territorio romagnolo attraverso la leva del cinema e dell’ audiovisivo può rievocare e rilanciare i luoghi, le suggestioni e le eccellenze enogastronomiche, mettendoci in campo affinché tutto questo si trasformi in lavoro per il vasto indotto.
Economia sociale. Universalismo, equità e solidarietà sono i principi del sistema di welfare che deve mettere il cittadino al centro. Un welfare forte fa risparmiare spesa pubblica, accresce l’ equità e riduce le disuguaglianze diventando volano di crescita e sviluppo. Le imprese sociali devono chiedere una più alta e integrazione con i servizi pubblici. Diventa perciò urgente l’ approvazione da parte della giunta regionale delle “Linee guida sull’ affidamento dei servizi alle cooperative sociali”. In questo senso confermiamo la bontà dell’ esperienza dell’ accreditamento per i servizi per anziani, disabili e assistenza domiciliare, che riteniamo debba estendersi anche a quelli per la prima infanzia. Scelta che ha permesso di superare le gare d’ appalto consentendo soprattutto alle cooperative sociali di misurarsi serenamente con il dovere di rafforzarsi come impresa.

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