Marzo 15, 2016

Guglielmo Russo intervistato dalla Betoniera di CMC

Guglielmo Russo, 59 anni, presidente della cooperativa sociale CAD, è il nuovo presidente di Legacoop Romagna, associazione che rappresenta e tutela più di 450 imprese cooperative di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Un mondo che – considerando anche le cooperative fuori sede che operano in Romagna – realizza un valore della produzione di 6,8 miliardi di euro, ha 400mila soci e dà lavoro a circa 27.500 persone, due terzi delle quali a tempo indeterminato.
Che tipo di organizzazione avete in mente lei e il nuovo Direttore Generale Mario Mazzotti?
Il nostro grande progetto è la Romagna: siamo l’unico sindacato di imprese che ha raggiunto la dimensione di area vasta fondendo tre esperienze territoriali importanti. Qui c’è una delle più alte concentrazioni di imprese cooperative al mondo. Noi pensiamo ad un sindacato di imprese moderno, innovativo, che sia in grado di presidiare con efficacia gli interessi delle cooperative e presidiare il nostro sistema valoriale. Un’organizzazione sostenibile, che unisca efficacia operativa e contenimento dei costi. Un soggetto progettuale che metta in rete idee, progetti, talenti. Insomma una organizzazione utile alle cooperative, in grado di dialogare in modo maturo con le istituzioni e le forze politiche, sociali ed economiche.
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Quali saranno i vostri prossimi passi?
Abbiamo già approvato il piano di lavoro, lo scorso 22 febbraio, all’assemblea dei delegati svolta alla presenza del ministro Maurizio Martina. La nostra attività sarà scandita da una serie di iniziative pubbliche di alto livello. Ad aprile organizzeremo una convention sul sistema territoriale romagnolo. Poi faremo il punto su welfare, ambiente, logistica, trasporti e politiche agroindustriali, con una serie di appuntamenti specifici da qui a fine anno.
Che indirizzo darete all’attività di Legacoop Romagna?
Vogliamo incentivare la capacità storica delle cooperative di investire in innovazione e in ricerca, in particolare dando un forte impulso alle specializzazioni produttive e alle politiche di filiera. Sono già in atto percorsi importanti nell’agroalimentare e nel mondo della cooperazione sociale, per affrontare i nuovi profili di welfare aziendali e territoriali. Al nostro interno stanno già avvenendo fatti importanti e concreti: la Rete Servizi si sta riorganizzando verso una sola struttura di carattere romagnolo e stiamo per lanciare Treseiuno, il contratto di rete delle cooperative della comunicazione e dell’informatica.
Come legge la situazione economica?
La crisi non è finita: l’occupazione e la difesa del lavoro sono i problemi più urgenti che abbiamo di fronte, in Romagna e in tutto il Paese. Il mondo cooperativo in questi anni ha dimostrato di saper tenere le posizioni, ma non dimentichiamo di avere di fronte situazioni drammatiche. Il settore delle costruzioni è stato il più colpito, ma non è l’unico. Sappiamo che serve uno sforzo di riorganizzazione e di rilancio che coinvolge tutti, prendendo esempio da quelle realtà, come Cmc, che costituiscono un modello straordinariamente positivo per capacità di stare sui mercati internazionali e creare massa critica.
Cosa chiedete alle istituzioni?
La sfida vera è fare squadra per costruire un ambiente favorevole allo sviluppo delle cooperative e competere adeguatamente con territori più forti e più organizzati. Servono politiche di sistema: la Romagna ha bisogno di potenziare le proprie infrastrutture per aumentare la competitività territoriale e collegarsi efficacemente al resto d’Europa; consolidare le filiere e le specializzazioni produttive; qualificare le reti di welfare territoriali; uscire dalla logica deleteria del massimo ribasso, anche mascherato. Le nostre cooperative sono già pronte.
Il nuovo anno dovrebbe essere l’ultimo che vedrà le centrali cooperative divise prima della nascita ufficiale dell’ACI. Ci riuscirete?
L’aspirazione all’unità ha percorso l’intera storia del movimento cooperativo. Ora questa aspirazione diventa progetto. Noi vogliamo lavorare a questo appuntamento storico con convinzione perchè solo un’associazione forte, unita, rappresentativa dei nostri valori può tutelare al meglio le nostre cooperative. Bisognerà avere grande intelligenza operativa, capacità di mediazione, disponibilità a fare convergere il meglio delle nostre storie in una nuova casa comune. L’ACI non la consideriamo la somma di ciò che già esiste ma un nuovo soggetto.
 

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