Marzo 11, 2016

Riforma editoria – L'impegno della Romagna per Meno Giornali Meno LIberi

Riparte la campagna nazionale “Meno giornali meno liberi”, lanciata un anno fa da nove sigle dell’editoria e supportata sin dall’inizio attivamente da Legacoop Romagna e dalle cooperative della filiera comunicazione e media che stanno realizzando molti dei materiali a supporto (pubblicità, spot, interviste, interventi su blog e social).
Leggeperchilegge-webIl tema è quello delicatissimo del pluralismo dell’informazione, ora oggetto di un disegno di legge già approvato alla Camera e in attesa di essere approvato al Senato. Un lavoro importante e apprezzato, svolto in un clima di forte demagogia rispetto al contributo statale all’editoria, che però non deve lasciare a metà del guado le cooperative di giornalisti che si occupano di garantire una voce libera al paese.
 
«BENE LA RIFORMA, MA…»
La riforma sarà approvata entro l’estate, il relatore di maggioranza Roberto Rampi (PD) se ne è detto certo in una recente intervista.
La principale questione sul tavolo è la mancanza delle risorse per l’erogazione dei contributi 2015.
«Senza alcuni correttivi fondamentali si rischia un’altra pesante stagione di chiusure nei giornali», hanno dichiarato i promotori della campagna ACI Comunicazione, Mediacoop, FILE, FISC, FNSI, Articolo 21, SLC-CGIL, ANSO e USPI. «Sono a rischio circa tremila posti di lavoro di giornalisti, grafici e poligrafici in oltre 200 testate».
«Non dimentichiamo che un anno fa stavamo discutendo la legge del M5S di abolizione totale del contributo diretto all’editoria – afferma Roberto Calari di Mediacoop  – mentre oggi siamo di fronte alla scelta di dar vita ad un Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’Informazione, stabile e dotato di risorse adeguate per dare corso ai principi affermati nell’articolo 21 della Costituzione. Chiediamo ora al Parlamento di non vanificare il grande lavoro fin qui compiuto».
 
E IL SOCIO SOVVENTORE?
Oltre alla mancanza di certezze per il 2015 altri punti sotto esame riguardano l’assenza di una norma per il socio sovventore nelle cooperative di giornalisti, la richiesta di rivedere le tempistiche di corresponsione del contributo pubblico e la previsione di un tetto massimo dei contributi rispetto ai ricavi senza forme di graduazione legate ai bacini di diffusione e alla tipologia di prodotto editoriale. Bene le norme su giovani, start-up e digitale, ma attenzione a legare i contributi per le testate online al numero effettivo di utenti unici raggiunti, che potrebbe aprire la strada a forme aggressive di “click-baiting”. Auspicabili anche misure per sostenere l’aggregazione tra imprese in forma di rete, oltre che i processi di ristrutturazione e riorganizzazione. A margine della riforma dell’editoria si punta il dito poi contro l’inquietante vicenda della consegna “limitata” di giornali e periodici da parte delle Poste in molti comuni italiani.
Leggeperchilegge-A3-691x1024
 
LA NUOVA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE
Un grande punto interrogativo disegnato dalle foto di coloro che hanno prestato la loro immagine sui social per la battaglia in favore del pluralismo dell’informazione e un claim dal sottinteso ottativo: “Una legge per chi legge”.
«Basta soldi ai giornali, diceva qualcuno…», si apre l’annuncio realizzato su “brief” del coordinamento nazionale di Meno Giornali Meno Liberi. Si richiama la recentissima minaccia di cancellare con un tratto di penna il sostegno all’editoria no profit e alle cooperative di giornalisti. «Poi è successo qualcosa. Una grande campagna di informazione e di civiltà, nata dal basso: Meno Giornali Meno Liberi. Perché chi legge sa che ogni giornale che muore è un colpo alla democrazia».
«Ci siamo battuti per gli editori indipendenti, per le testate locali, per le cooperative di giornalisti vere», recita l’annuncio. «Con le armi della democrazia e del buon senso ci siamo trovati al fianco dei cittadini, del mondo del lavoro, della cultura migliore, della politica che crede ancora nei territori e nella tutela delle minoranze. Abbiamo spiegato all’opinione pubblica e ai politici di tutti gli schieramenti le ragioni di un’editoria senza profitti, senza padroni e senza catene. Un mondo che ha già vissuto tagli del 90% e vive sul mercato. Ma svolge anche una funzione pubblica essenziale, che viene ora riconosciuta come già avviene nel resto d’Europa».
I dubbi dei promotori della campagna però rimangono aperti, anche a fronte del raggiungimento di un obiettivo così importante. «Il fondo per il pluralismo dell’informazione sta diventando realtà», conclude il “copy”. «È un grande risultato. Eppure chi rischia di non vederlo mai sono proprio le voci libere che lo hanno chiesto, insieme ai loro lettori. Poche modifiche e sarà davvero una legge per chi legge. Senza punto interrogativo».
 

Grazie per avere visitato il nostro sito www.legacoopromagna.it
Il sito è attualmente in versione beta, vi chiediamo di compilare questo modulo di feedback. Utilizzeremo le vostre risposte per migliorare la versione definitiva.
Grazie per il vostro tempo e il vostro contributo.

Clicca Qui!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato sulle iniziative di Legacoop Romagna

Iscriviti