Ottobre 12, 2015

Crisi delle costruzioni: i responsabili PL di Legacoop Romagna intervistati dal Corriere

zanna
FORLÌ. Un settore, quello delle costruzioni, che sta attraversando un momento non facile, con i picchi di negatività legati ai margini e al patrimonio netto in diminuzione. Il quadro romagnolo che vede attive 61 cooperative, con 19.200 soci e 2.900 occupati, per un valore della produzione di circa 1.600 milioni, è analizzato da Elena Zannoni, Valdes Onofri e Valeriano Solaroli, responsabili Produzione e Lavoro di Legacoop Romagna.
La crisi fine a che punto sta coinvolgendo e penalizzando le cooperative?
Zannoni: «Il mercato immobiliare ha avuto un crollo di tali dimensioni che chi lavorava in questo ambito non ha potuto certamente uscirne indenne. Probabilmente le cooperative hanno resistito anche più di altri tipi di imprese, soprattutto quelle impegnate in lavori pubblici e manutenzioni, ma alla fine molte hanno dovuto fare i conti con il peso delle immobilizzazioni, delle svalutazioni e gli effetti pesanti dei fallimenti di altre imprese del settore. Oggi si intravede una timida ripresa sia nelle compravendite che nei bandi pubblici, ma dopo anni di diminuzione siamo ancora lontanissimi dai livelli pre -crisi. Chi davvero sta superando questi anni senza forti contraccolpi è chi ha saputo diversificare la propria attività e lavorare anche su altri mercati o prodotti. Tra tutti sicuramente l’estero.
Ma parliamo di imprese che hanno iniziato a farlo già da molto tempo, non credo sia realistico pensare a una riconversione di tutte le imprese verso questi mercati».
Cosa dovrebbe cambiare a livello legislativo per aiutare le imprese?
Zannoni: «Modernizzare il sistema degli appalti, riprendere con decisione gli investimenti in opere pubbliche, aprire gli spazi anche per investimenti locali e manutenzioni in termini di risorse e possibilità di spesa, rispettare i tempi di pagamento previsti e infine rilanciare anche l’investimento privato, con agevolazioni, incentivi, finanziamenti (soprattutto in collaborazione con il sistema bancario) e puntare ad una reale sburocratizzazione, perché chi vuole investire possa farlo in tempi celeri».
Proviamo a spiegare gli effetti perversi del meccanismo del massimo ribasso negli appalti?
Onofri: «E’ relativamente semplice: se chi emette il bando valuta che un’opera possa avere una determinata base d’asta, lo fa considerando un costo presunto dei materiali, della mano d’opera, della sicurezza e altri fattori. Bene, se chi vince l’appalto pratica ribassi del 30 o del 50%, è evidente che non si tratta di sola razionalizzazione dei costi».
Ritenete che i controlli sulle imprese partecipanti agli appalti siano sempre rigorosi?
Onofri: «La selezione andrebbe fatta a monte, utilizzando sempre criteri bilanciati tra progetto e prezzo, che valorizzino chi lavora nella legalità, nel rispetto dei contratti di lavoro e delle norme di sicurezza. Ma non solo: se la proposta tecnica vale meno del prezzo per aggiudicarsi un lavoro, allora è lecito pensare che anche i materiali e la qualità del costruire possano essere posti in secondo piano a favore del vantaggio economico immediato dell’ ente pubblico».
In che modo essere una cooperativa può rappresentare ancora un vantaggio per affrontare la crisi di questo settore?
Solaroli: «Innanzitutto agisce con un mandato intergenerazionale e i soci hanno il diritto/dovere di controllare l’ operato degli amministratori in questo senso. In passato le cooperative hanno costituito riserve indivisibili che oggi si stanno rivelando a dir poco fondamentali per investire e affrontare la crisi. Il fatto stesso che i lavoratori siano anche i proprietari della cooperativa spesso li spinge a fare anche significativi sacrifici condivisi per superare queste difficoltà.
E poi non dimentichiamo la solidarietà all’interno del movimento cooperativo: è uno dei nostri principi fondanti. Sono tutti elementi che adesso possono fare la differenza».
Legacoop Romagna ha attivato nell’ultimo anno una task force anti crisi, qual è il suo ruolo e come si sta muovendo?
Solaroli: «Stiamo accompagnando le cooperative in ogni fase della difficoltà. L’esperienza che purtroppo abbiamo maturato in questi anni, ci permette, anche grazie alle competenze tecniche dei colleghi di Rete Servizi Romagna, di capire abbastanza velocemente quali sono i percorsi da costruire: in alcuni casi occorre un piano industriale e interventi immediati e conseguenti, in altre situazioni invece non vi è possibilità di continuità aziendale e occorre pensare soprattutto a soluzioni lavorative per i soci e i lavoratori coinvolti dalla chiusura. Il tutto, ovviamente, cercando la collaborazione anche con le organizzazioni sindacali e le istituzioni. In particolare, mi preme sottolineare che abbiamo trovato grande solidarietà all’interno dello stesso movimento cooperativo, tra le nostre associate, che hanno contribuito a riassorbire un importante numero di lavoratori coinvolti in queste crisi».
(articolo di Gaetano Foggetti – dal Corriere Romagna del 12 ottobre 2015)

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