Agosto 6, 2015

Riforma dell'IVA, la tempesta perfetta per le cooperative sociali

È la tempesta perfetta quella che al momento attuale pare possa travolgere le cooperative sociali più importanti e strutturate. Se venissero infatti confermate le intenzioni del governo di inserire questo provvedimento nella prossima legge di stabilità, dal 1° Gennaio 2016 le cooperative sociali non potrebbero più fatturare le prestazioni socio-sanitarie ed educative al 4% perché sarebbero obbligate a passare al regime di esenzione. Questo, che per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare un semplice dettaglio, comporterebbe invece l’impossibilità per le cooperative sociali di detrarre l’IVA sugli acquisti e sugli investimenti, generando un impatto negativo che metterebbe a repentaglio la tenuta dei bilanci. In particolare, le cooperative sociali più colpite sarebbero quelle più grandi, quelle che in questi anni hanno raccolto la sfida delle pubbliche amministrazioni e imboccato la strada di essere sempre meno prestatrici di manodopera e sempre più imprese, facendo investimenti e impegnandosi nella gestione diretta dei servizi. Dalle prime simulazioni effettuate su alcune cooperative aderenti a Legacoop Romagna, si conferma la gravità della situazione per le imprese di medio/grandi dimensioni per le quali l’impatto negativo del passaggio all’esenzione si aggirerebbe intorno a cifre pari al 3% del fatturato.
Ma quai sono i motivi che stanno dietro questo intervento sulle aliquote IVA?
Il provvedimento ha origine con la richiesta di informazioni inoltrata nel 2012 nell’ambito della procedura EU Pilot: la Commissione europea ha rilevato l’incompatibilità con l’ordinamento comunitario della disciplina IVA concernente le cooperative in genere (comprese le cooperative sociali) svolgenti le prestazioni previste dal n. 41-bis della Tabella A, parte II, allegata al DPR 633/72 (prestazioni socio-sanitarie ed educative).
Tale disciplina, prevedendo l’applicazione dell’aliquota super-ridotta del 4%, viola la norma comunitaria che consente di mantenere le aliquote inferiori al 5% per le sole operazioni che al 1° gennaio 1991 già godevano di tale beneficio (la legge delle cooperative sociali è del novembre 1991).
Al fine di evitare la procedura di infrazione è stata introdotta nella “legge di stabilità 2013” (articolo 1, commi 488/490, della legge 228/2012) una norma volta ad abrogare il suddetto beneficio a tutte le cooperative interessate, elevando così l’aliquota dal 4 al 10% (essendo quest’ultima l’unica aliquota ridotta, sopra il 5%, presente nel regime giuridico italiano).
In considerazione dei devastanti effetti sociali che tale abrogazione avrebbe potuto produrre e delle peculiarità delle cooperative sociali, il Governo ha parzialmente rivisto la sua posizione e ha ripristinato – con la legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 172, legge 147/2013) – l’aliquota del 4% per le sole cooperative sociali.
Tale operazione ha determinato l’apertura di una nuova procedura EU Pilot (6174/14/TAXU) e il conseguente coinvolgimento dei Ministeri interessati (MEF, Politiche Comunitarie, Lavoro e MiSE) per evitare iniziative non concertate ed estemporanee.
L’idea che per mesi è circolata tra i Ministeri interessati, proposta e sostenuta da ACI Sociali, è stata quella di elevare al 5% l’aliquota super-ridotta del 4%, ipotesi del tutto legittima in considerazione del fatto che in Italia sussiste unicamente un’unica aliquota ridotta, quella del 10%.
Tale idea ha ricevuto consensi da parte dei vari Ministeri, escluso il MEF, il quale ha osservato che essa presupporrebbe una rivisitazione della materia IVA con una ridislocazione complessiva delle aliquote su beni o prestazioni che in qu4sto momento non è opportuno porre all’ordine del giorno.
In data 23 giugno 2015 il Governo ha formalmente risposto alla Commissione europea inoltrando la proposta di nuovo articolato legislativo elaborata dal MEF che prevede per le cooperative sociali il solo regime di esenzione.
La proposta di ACI Sociali di adottare un’aliquota al 5% parte dal presupposto che l’ordinamento italiano prevede un’aliquota super ridotta (4%), un’aliquota ridotta (10%) e un’aliquota normale (22%): vi è quindi ancora spazio per un’aliquota IVA ridotta del 5% in cui collocare le prestazioni socio-sanitarie ed educative delle cooperative sociali. Alla luce delle osservazioni del MEF, sostiene ancora la nota inviata dall’ACI Sociali al Governo, si potrebbe ipotizzare la proposizione dell’aumento dal 4 al 5% dell’aliquota IVA in via del tutto provvisoria con un periodo massimo di vigenza (3 anni) in attesa della riforma della disciplina IVA al livello europeo e/o italiano.
Vi è altresì in campo un’altra proposta di Legacoop Sociali, che punta alla modifica della normativa relativa al calcolo del pro-rata, permettendo un attenuazione degli effetti negati del passaggio in esenzione, ma che ad oggi non trova accordo sulla sua reale praticabilità e che è quindi ancora oggetto di studio e di approfondimenti giuridici.
In casa cooperativa la preoccupazione delle associate su quale porebbe essere l’impatto del passaggio all’esenzione è dunque altissima. I dati che sono stati finora raccolti confermano che si mette in discussione la tenuta dei bilanci, soprattutto per le imprese migliori e più strutturate, soprattutto perché in questa fase la tenuta si è accompagnata a una forte erosione delle marginalità. Se consideriamo infatti che la marginalità netta media del settore è pari allo 0,63%, risulta evidente come non esistano realmente le risorse per assorbire tali incrementi di costi. La conseguenza ti tutto questo sarebbe di portare il settore al dissesto perché le aziende non possiedono, salvo rare eccezioni, sufficienti patrimoni per riadeguare, in un certo lasso temporale, le strutture organizzative e produttive.
Come Legacoop Sociali ribadiamo con forza che l’assoggettamento ad iva esente delle prestazioni rese dalla Cooperazione Sociale costituirebbe un’inequivocabile azione di portata politica. Se passasse questa norma si modificherebbe “de facto” il ruolo che lo Stato ha voluto assegnare alla Cooperazione Sociale in questi ultimi anni, riportandola da soggetto in grado di progettare, costruire e gestire attività complesse a titolarità diretta, a mero esecutore di attività di titolarità altrui. Per chi era fermo al punto di partenza forse non cambierà molto ma per tutti gli altri è allarme rosso.

Emiliano Galanti

Federica Protti

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