Luglio 30, 2015

Intervista a Mauro Pasolini (Conscoop) sul Corriere: «La Romagna paga le sue divisioni»

«Se in questo momento possiamo parlare di un bilancio ancora lusinghiero, nonostante la contrazione del mercato, è perché in questi anni abbiamo avuto il coraggio di diversificare la nostra attività ampliandola da quella delle costruzioni ai servizi energetici». A sottolinearlo con forza è Mauro Pasolini, presidente del Consorzio delle cooperative di produzione lavoro (Conscoop) e tra i fondatori di Legacoop Romagna.
Mauro Pasolini
Ma nonostante i numeri premino lo sforzo della realtà forlivese, che ha chiuso l’ultimo bilancio con un risultato ante imposte di 12,6 milioni di euro, le considerazioni sul momento che sta vivendo il comparto costruzioni in Italia non sono certo positive. «E’ evidente che la scelta della politica è ormai quella di non ritenere più l’ opera pubblica come un volano di sviluppo. Dal 2013 l’ Europa è tornata ad investire ma l’ Italia no, frenando in questo modo la spinta verso la modernizzazione del Paese. Mancano le scelte strategiche perché ormai si risponde solo a logiche clientelari e disorganiche. Emblematico l’ esempio delle frane che continuano a produrre danni ovunque e che sono solo il frutto di incuria e mancata manutenzione».
Le cose non vanno meglio passando al panorama locale.
«E’ dannoso – sottolinea Pasolini – non pensare in termini di Area vasta romagnola. I territori più ristretti non possono in alcun modo agire in modo efficace sul mercato ma, purtroppo, manca la capacità di concertazione.
Basti pensare alle diversità che ancora ci sono nei sistemi di aggiudicazione dei lavori pubblici; come può una impresa programmare?».
L’ aeroporto può essere un esempio calzante della mancata intesa tra le province romagnole?
«Non voglio entrare nel merito, ma mi sembra evidente che è stata sbagliata fin da subito l’ impostazione da parte di Forlì. Come Legacoop provinciale lo sottolineammo più volte: il problema del “Ridolfi” doveva essere da subito regionale, coinvolgendo anche Rimini, Bologna e Parma, sedi degli altri scali».
corriere-pasolini
In questo contesto già complicato come si fa a stare sul mercato?
«Contenendo al massimo i costi della struttura, cercando di agire anche in altri campi e facendo lo sforzo di anticipare l’ andamento del settore».
Gli appalti restano un terreno minato?
«Il mercato è feroce e in più ci sono sistemi di aggiudicazione che portano inevitabilmente al contenzioso (Conscoop ha presentato ricorso al Consiglio di Stato per i lavori al campus universitario di Rimini ndr). Una strada che non ci vergogniamo di percorrere anche perché, grazie al cielo, i tempi della giustizia amministrativa in Italia sono relativamente veloci.
Ma è la macchina burocratica che deve essere semplificata, togliendo quelle zone d’ ombra che favoriscono ingressi dall’ esterno anche di realtà poco chiare sempre pronte a farsi sotto. E’ bene, invece, ricordare che il primo controllo di legalità lo fanno proprio le imprese del posto».
E in questo ambito cosa può fare la cooperazione, di recente finita nell’ occhio del ciclone?
«I protocolli contano poco, vale l’ esempio: non corrompere e non rubare. Anche se qualcuno ha scelto altre strade».
In questa situazione anche le associazioni di categoria rischiano di perdere il loro peso?
«Non solo. Lo stesso pericolo, di fronte ad una personalizzazione sempre più spinta della politica, lo corrono anche partiti e sindacati. In realtà senza questi mediatori sociali le tensioni nella collettività non potranno che aumentare».

Gaetano Foggetti

dal Corriere Romagna del 30 luglio 2015

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