Aprile 27, 2015

Catia Ridolfi (Idrotermica Coop): «Noi siamo il buono del Paese»

Catia Ridolfi da pochi mesi ha festeggiato il 40esimo anniversario di Idrotermica Coop. È una che ai principi della mutualità ci crede da sempre e non ha paura di farlo sapere: il filmato del suo discorso, tenuto in quell’occasione, sta spopolando sui social network, dove è stato pubblicato con il titolo “Una vera cooperatrice racconta come si sta in cooperativa”. Una risposta alle polemiche a cui è sottoposto il movimento in questi giorni dopo le inchieste di Modena.

CdA Idrotermica5 25-05-12

Catia Ridolfi al centro con il CDA di Idrotermica Coop


Cosa dovrebbe rappresentare per lei la cooperazione?
Dovrebbe essere il buono del Paese, il suo aspetto sociale. Quello che si crea per il futuro. Se ci pensiamo queste imprese nascono con una concezione da brivido.
Il contrario di Don Gesualdo che morendo ammazza i suoi polli e i suoi tacchini e strilla «Roba mia, vientene con me!»…
Esatto. Qui si lascia tutto alle generazioni future, per cui dobbiamo stare attenti, due volte più degli altri.
Per cui come la fan sentire le inchieste in cui sono coinvolte le cooperative?
Mi mettono profondamente a disagio. Non riesco più ad ascoltare né i telegiornali, né i programmi di inchiesta. L’immagine che viene data di noi mi offende e non mi appartiene. Sarò un’idealista, ma io ho dedicato tutta la mia vita alla cooperazione. E mi chiedo: ho sbagliato? No, chi ha sbagliato sono altri. Capita di sentirsi in imbarazzo, per me stessa e anche per la cooperativa che rappresento. Non solo con gli sconosciuti e i clienti, ma anche in famiglia.
I soci?
I nostri soci sono tutti provati, c’è quasi incredulità, non si riconoscono in questa cosa. Sono d’accordo con chi dice che dobbiamo andare avanti a testa alta e che non abbiamo nulla di cui vergognarci. Non solo per i soci dell’Idrotermica, ma anche per le cooperative in difficoltà, noi ci siamo sempre stati.
E adesso?
Va rivisto tutto, ma con calma, senza soluzioni “di pancia”. Non è con i limiti alle cariche sociali che si dà una risposta. Anzi, nelle aziende più piccole spesso diventa un problema. La risposta è in un gruppo dirigente che condivide le scelte con i soci, dove c’è vero confronto e non un uomo solo al comando.
Da cosa nascono secondo lei quei comportamenti?
Non posso fare analisi sui casi specifici, credo che i comportamenti individuali dipendano dai singoli. Ci sono inchieste in corso e spesso in passato le indagini si sono risolte con assoluzioni a raffica. Però posso dire che nel settore delle costruzioni si sia creato un meccanismo insostenibile di rincorsa al fatturato, per dimostrare che ci sei, ma anche per i rapporti con le banche… In un Paese come il nostro, dove ci sono dei meccanismi così perversi, è rischioso.
Sono ancora validi i principi della cooperazione?
Le cooperative sono fatte da uomini. Forse a un certo punto le persone non sono più adeguate. Si perde il senso della ragione a discapito del ruolo. Il fatto che tu debba dare lavoro a tante persone non è una giustificazione. Ripeto: ci sono molte cose da ripensare. Sostanziali.
C’è un problema di dimensioni?
Il problema non sono le dimensioni. Il problema è rimettere il socio al centro. Se non si è in grado di fare questo, le dimensioni purtroppo fanno la differenza in negativo. Io ho sempre sostenuto che piccolo è bello, sono stata anche denigrata per questo. Credo che nelle realtà più grandi, non solo cooperative, si perdano vicinanza, grinta e amore che trovi nelle piccole. Mi devono ancora dimostrare che l’aggregazione a tutti i costi sia la risposta più giusta per tutti. Ci sono i casi positivi e quelli negativi, forse non stiamo tenendo in conto qualche elemento. Il rapporto con la mia cooperativa è talmente stretto che ci credo sinceramente.
E il rapporto con la politica è sempre così stretto?
Ma se ormai i politici non vengono più nemmeno in azienda a conoscerti. Si è passati dall’altra parte: la politica è diventata il mondo delle dichiarazioni a effetto. Le sponsorizzazioni? Le cooperative sostengono da sempre i territori in cui operano. Non credo che  avere sostenuto una manifestazione sportiva o le poche migliaia di euro date a un candidato a sindaco siano sintomi di qualcosa che non va.
Il mercato delle costruzioni si è ristretto in pochi anni dell’80%. Si è ucciso un settore. Sicuramente le cooperative sono un concorrente scomodo, ma senza privilegi. Anzi, in questo momento le imprese che stanno nella legalità come noi faticano negli appalti. C’è sempre quello che fa un prezzo più basso, poi magari fallisce pochi mesi dopo. E poi c’è lo strapotere della burocrazia. Noi resistiamo, ma con grandi sacrifici.

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