Agosto 25, 2014

Spurie: ma come fanno? La parola a cooperative e sindacati

Co.Fa.Ri. è una cooperativa ravennate che, nata quarant’anni fa per offrire servizi di facchinaggio, da molti anni è in grado di garantire servizi specializzati ai terminalisti  del retroporto di Ravenna. Ma che oggi subisce una diminuzione di attività e di fatturato a causa della concorrenza di alcune cooperative spurie che praticano tariffe più basse rispetto a quella di riferimento, che ogni anno viene decretata dall’ufficio provinciale del lavoro. Al momento attuale la tariffa è di 18,63 euro all’ora. «Ciò che ci rende perplessi – spiega Maurizio Ceredi, presidente Co.Fa.Ri – è capire come sia possibile retribuire i lavoratori offrendo tariffe più basse di quella di riferimento, a meno che non vengano inquadrati tutti a livelli più bassi, anche se svolgono mansioni di livello superiore, oppure non vengono retribuite correttamente tutte le prestazioni eseguite, le maggiorazioni o altre indennità previste dal CCNL di riferimento».
Il contratto di riferimento per i lavoratori del settore è regolato dalla legge 142 che stabilisce il rapporto subordinato dei soci lavoratori e l’applicazione per loro del contratto di riferimento, con un trattamento economico che non può essere inferiore ai minimi previsti dal contratto collettivo nazionale del settore.
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«Per tutte le cooperative, sia che aderiscano alle associazioni, sia per le esterne, il contratto è quello merci-logistica. Che è abbastanza oneroso da mantenere in fase contributiva e retributiva: succede che le cooperative spurie operano sul territorio con contratti diversi da quello di riferimento, che sono meno costose». Il che significa che diverse realtà si propongono con tariffe di 14, 15 o 16 euro all’ora. «Applicando il contratto ai nostri soci, nel caso di inquadramenti di quarto o terzo livello, che sono la maggioranza, il costo del lavoro per la nostra azienda è di circa 18 euro orarie per cui le nostre tariffe per le prestazioni che svolgiamo presso i nostri clienti chiaramente non possono essere inferiori a tale cifra. Altrimenti il costo del lavoro sarebbe più alto di quanto la cooperativa è in grado di fatturare».
«Abbiamo segnalato in tutte le sedi competenti gli aspetti riscontrati ma le ispezioni e i controlli sono pochi ed insufficienti, l’ultimo controllo di cui siamo a conoscenza è stato fatto a dicembre 2013 ma gli esiti non sono stati comunicati e ufficializzati, sia per la mancanza di coordinamento delle azioni, sia per l’insufficienza dell’attività ispettiva, sia per la “volatilità” delle imprese tipica di questo settore, che fa si che operatori scorretti cambino spesso nome, sede e ragione sociale dell’impresa per sfuggire a controlli ed eventuali sanzioni. Riteniamo che se c’è un’impresa che riesce ad applicare tariffe inferiori lo deve fare però restando all’interno delle regole. Invece ci sembra che ci siano realtà che si muovono fuori dalle norme e il fatto che i controlli siano carenti per tutta una serie di motivazioni rende certamente più facile la crescita di questi fenomeni». (P.P.)
Lo Stelo ha eletto presidente Cesare Zavatta: laureato in Scienze politiche, ha lavorato dal 2000 al 2001 alla cooperativa E.c.p.a (formazione docente diritto e legislazione applicata) e dal 2001 al 2010 come educatore alla cooperativa sociale Progetto crescita. Dal 2010 al 2012 è impiegato con mansioni di “affari generali e crea impresa” al Sedar Cna. Bassi, 64 anni, lughese, sposato, due figli. Ragioniere e revisore contabile in pensione, ha lavorato in diverse cooperative ed è stato responsabile fiscale del CAF CISL di Ravenna. Presidente del Centro Sociale di Sant’Agata sul Santerno, da anni è dirigente nelle associazioni AIDO ed AVIS.
Lo Stelo ha eletto presidente Cesare Zavatta: laureato in Scienze politiche, ha lavorato dal 2000 al 2001 alla cooperativa E.c.p.a (formazione docente diritto e legislazione applicata) e dal 2001 al 2010 come educatore alla cooperativa sociale Progetto crescita. Dal 2010 al 2012 è impiegato con mansioni di “affari generali e crea impresa” al Sedar Cna.
 

La denuncia della FILT-CGIL: «Lavoratori Precari e Sempre Più Deboli»
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La Filt-Cgil con una lettera aperta, ripresa dagli organi di stampa, ha espresso «forti preoccupazioni e perplessità per la situazione che si sta determinando relativamente agli appalti per lo svolgimento delle attività di facchinaggio e logistica in diverse realtà aziendali del territorio. La FILT ritiene necessaria una profonda riflessione  che coinvolga le rappresentanze dei diversi soggetti Societari, le istituzioni e tutti i lavoratori che operano nei servizi di logistica, trasporto e facchinaggio. Negli ultimi mesi molte attività svolte dalle storiche ed esperte cooperative del nostro territorio sono state affidate a soggetti provenienti da altre regioni e la logica del mero risparmio e dell’abbattimento dei costi ha prodotto notevoli contrazioni della quantità e della qualità occupazionale». Il rischio a parere della Filt è che venga scaricata sui lavoratori una condizione di precarietà nella quale è sempre più difficile garantire i minimi livelli normativi ed economici previsti dal Contratto.
Come spiega Danilo Morini, segretario generale della Filt-Cgil ravennate, «abbiamo riscontrato che molte attività vengono svolte da persone che hanno problematiche sociali rilevanti, appartengono a fasce deboli della popolazione, vivono preoccupazioni per il proprio sostentamento. Per esempio in un’azienda quaranta persone avevano preferito lavorare anche in diminuzione del corrispettivo, a patto di mantenere la continuità lavorativa che garantisce il mantenimento del permesso di soggiorno».
Il sindacato lamenta che si è passati da realtà cooperative del territorio che applicavano il Contratto Nazionale di lavoro e intrattenevano corrette relazioni sindacali a realtà più “sfuggenti” con cui risulta quantomeno arduo intrattenere relazioni e produrre controlli. «Questo susseguirsi di cambi di gestione e di nuovi soggetti societari ha determinato, forse anche per mancanza di esperienza, una condizione a nostro avviso di forte precarietà, con ripercussioni negative e dubbi circa la piena ottemperanza  delle norme sulla sicurezza del lavoro e del pieno rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Merci e Logistica». (P.P.)
Articoli tratti dal n.7/8-2014 del mensile La Romagna Cooperativa

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