Agosto 25, 2014

Intervista a Giancarlo Ciaroni: «La legalità, ecco cosa ci differenzia»

Un Paese che ha perso terreno in termini di competitività e sviluppo, in cui interi settori come le costruzioni sono stati messi in ginocchio, in cui quattro giovani su dieci non trovano lavoro. È un quadro purtroppo ben noto quello che Legacoop si trova di fronte nel percorso che porterà l’associazione a celebrare il proprio congresso. Gli appuntamenti sono il 13 novembre in Romagna, il 26 novembre a Bologna e il 16 dicembre a Roma. Ne parla il presidente di Legacoop Romagna, Giancarlo Ciaroni, in questa intervista pubblicata sul numero 7/8-2014 del mensile La Romagna Cooperativa.
Ciaroni Giancarlo2 08-05-14
Presidente Ciaroni, è un congresso più importante degli altri?
I congressi sono sempre importanti, ma questo ha alcune specificità: si tiene dopo sei anni di crisi terribile. Davanti alle cooperative c’è una sfida doppia. Da un lato non abbiamo la facoltà di delocalizzare, andando a produrre dove costerebbe meno, per cui dobbiamo trovare la capacità di recuperare efficienza per stare sul mercato, all’interno delle regole di questo Paese. Dall’altro abbiamo la necessità di ritrovare le motivazioni dello “stare insieme”, dando nuovi obiettivi e nuovi strumenti alla rappresentanza che esprimiamo, a tutti i livelli.
È ancora possibile fare impresa e produrre in Italia?
Noi dobbiamo crederci per forza. Ma sappiamo che servono scelte e politiche nazionali che siano in grado di sostenere l’economia e ridare competitività. Se è vero che alcune produzioni tornano in Italia, dopo essere state portate in Cina, allora tutti dobbiamo capire che qui è ancora possibile fornire qualità e valore aggiunto. E che la cooperazione è uno strumento sempre valido per creare occupazione e lavoro di fronte alle difficoltà.
Tra i vari temi al centro della discussione congressuale c’è quello della cooperazione spuria: come definirebbe, sul piano dei  principi, la differenza tra le cooperative associate a Legacoop e le cooperative spurie?
Direi che queste ultime sono imprese che operano nella direzione opposta a quella che è l’idea stessa di cooperazione. E non è un modo sbrigativo, e opportunistico, per giudicare negativamente la cooperazione che non aderisce alle tre centrali: noi vigiliamo sulle cooperative associate perché operino all’interno della legalità. Per noi la legalità è un valore irrinunciabile, per quelle spurie non è così.
Perché nasce questo fenomeno?
Partiamo da una constatazione: nel nostro Paese il costo del lavoro è alto e lo è anche perché è un modo per garantire le tutele dei lavoratori. In questo contesto è già difficile contrastare alcune deviazioni, che si verificano per le differenze tra un’impresa strutturata e una piccola impresa.
Figuriamoci poi se qualcuno entra in gioco puntando su contratti a proprio uso e consumo, che prevedono una riduzione consistente del costo del lavoro ottenuta operando fuori dalle regole o, peggio, nell’illegalità. E oltretutto facendo leva su un contesto di crisi e di difficoltà: è ovvio che si riducano gli spazi di operatività per le imprese legali. Questo procura un danno diretto ai lavoratori, ma anche a tutta la comunità perché produce un impoverimento sociale. E fa lievitare i costi del sistema.
È la moneta cattiva che scaccia quella buona?
No. È proprio sul tema dell’etica di impresa che dobbiamo tenere duro, perché c’è ancora molto da fare. Nel senso che anche tutto l’impianto della trasparenza e della garanzia della concorrenza da noi viene ancora quasi sempre inteso come “maggior ribasso possibile”. Non che ci sia niente di male nell’aggiudicarsi lavori al ribasso, se si opera in un contesto di concorrenza leale: ma ci troviamo di fronte offerte che vanno sotto i limiti minimi per restare nell’ambito della legalità. E affidare un appalto a imprese che operano al di fuori della legalità, tra l’altro, sottrae risorse al fisco o, peggio, permette di riciclare fondi di provenienza illegale. Mi pare che non tutelando la trasparenza finiremo per tagliare il ramo su cui siamo seduti.
Quanto è centrale il tema della legalità per il movimento cooperativo?
Legacoop Romagna difende da sempre l’importanza della legalità, anche verificando al massimo la correttezza delle proprie associate. E dall’unione delle tre Legacoop territoriali è nata una struttura molto più forte, sia nei rapporti con le istituzioni sia con i soggetti chiamati a vigilare: siamo in grado, ed è ciò che stiamo facendo, di fare sentire la nostra voce chiedendo che i soggetti preposti operino per contrastare i fenomeni di irregolarità.
Vuol dire che le coop non fanno mai il gioco del massimo ribasso?
Nel passato ci sono state anche alcune grandi cooperative che avevano affidato appalti semplicemente in base al criterio del ribasso dei costi. Ebbene, sono tornate sui propri passi, guardando con molta attenzione a chi affidavano le attività. Perché è sempre determinante la garanzia che tutto il processo sia portato a termine restando all’interno delle regole.
E sono convinto che anche i consumatori, in un Paese maturo come il nostro, apprezzino e sappiano distinguere un prodotto che ha anche un forte contenuto dal punto di vista etico rispetto a quello che costa meno, ma non ce l’ha.
È lo stesso motivo per il quale molte cooperative hanno scelto la certificazione etica: è venuto il momento di fare un passo avanti su questo tipo di certificazione, che è parte integrante dell’impegno per la difesa della legalità.
Cosa cambierà con l’Alleanza delle Cooperative Italiane?
Sarà il vero salto di qualità, che darà ancora più forza alla rappresentanza delle imprese cooperative: è uno degli obiettivi del prossimo congresso e ritengo che si debba raggiungerlo al più presto. È un modo per fare capire a tutti che non difendiamo interessi di bandiera e che la cooperazione è sana e va difesa: perché è uno strumento col quale le persone possono promuovere le proprie capacità e soddisfare i proprio bisogni, sempre nel massimo rispetto della legalità.
a cura di Emilio Gelosi
e Paolo Pingani

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