Luglio 1, 2014

Lusetti: «L'obiettivo strategico è l'Alleanza»

Un obiettivo strategico chiaro: la costituzione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. È questo l’input principale che il nuovo presidente di Legacoop nazionale, Mauro Lusetti, ha voluto dare al proprio mandato sin dall’8 maggio, giorno del suo insediamento. «L’obiettivo strategico della mia presidenza – ha spiegato appena eletto – sarà la costruzione dell’Alleanza della Cooperative Italiane. Con Agci e Confcooperative nei prossimi mesi dovremo definire assetti organizzativi, modelli di governance, obiettivi e valori di questa nuova realtà. Un impulso decisivo a questo processo dovrà venire dal prossimo Congresso della nostra associazione, che si svolgerà entro la fine del 2014». Nei giorni successivi, puntuale, è arrivata anche l’investitura a presidente dell’ACI per questo manager modenese, proveniente dal mondo della cooperazione dei dettaglianti e appassionato di ciclismo. Nato a Sassuolo nel 1954, Lusetti dal 2001 a oggi è stato amministratore delegato di Nordiconad.
Lusetti
Un quadro drammatico
«Il crollo del PIL dal 2008 ad oggi descrive la drammaticità della situazione che stiamo vivendo», ha detto Lusetti nel suo discorso di insediamento ai vertici dell’Alleanza.
Tutti gli indicatori rappresentano una fotografia del Paese che in questi anni è precipitato indietro di decenni: il reddito delle famiglie in termini reali è quello degli anni Ottanta; i consumi sono quelli di 16 anni fa; la produzione è ai livelli di 30 anni fa; tutto ciò si traduce in 1,8 milioni disoccupati in più negli ultimi 5 anni di cui la metà con meno di 34 anni.
Lusetti vede «timidissimi segnali di ripresa, che sarebbero spazzati via se non si mette il Paese in un percorso stabile di crescita basato sulle riforme e l’ammodernamento dello Stato che ne semplifichi e ne riduca i costi, che orienti la pubblica amministrazione verso un reale spirito di servizio al cittadino e alle imprese, che semplifichi il quadro legislativo (vera premessa per una seria lotta alla corruzione), che metta in grado la giustizia civile e penale di essere efficiente e severa ma non temuta».
Un ruolo anticiclico?
Uno dei dossier più scottanti sul tavolo di Lusetti è quello che riguarda la crisi di interi settori, che sono usciti stremati dagli ultimi anni e rischiano di non avere più un futuro. «In questa crisi che sembra non finire mai – dice Lusetti – noi Cooperatori abbiamo fatto e stiamo facendo quello per cui 170 anni fa siamo nati; difendiamo il lavoro, tutte le volte che è possibile lo creiamo, e diamo risposte concrete ai bisogni dei nostri soci e delle comunità nelle quali operiamo. Questo andamento anticiclico – continua – negli ultimi mesi ha dimostrato però evidenti segni di rallentamento e in alcuni settori stiamo assistendo a vere e proprie crisi aziendali che compromettono la stessa sopravvivenza delle cooperative coinvolte».
Il legame con il territorio
Segnali di speranza ci sono. «La promozione di nuova imprenditorialità negli anni della crisi si è mantenuta estremamente vivace in tutti quei settori, come le cooperative sociali, ad alto contenuto di lavoro e bassi investimenti. Le cooperative resistono meglio alla crisi e per questo sono anche un importante fattore di coesione sociale», dice Lusetti, che sottolinea il 50% di occupazione femminile.
Le cooperative non hanno delocalizzato, non hanno portato le attività all’estero. Per salvare l’occupazione si sono ridotti i redditi operativi e in alcuni casi «si è messo in gioco il patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti». Il legame con il territorio non è una formula vuota o un elemento di marketing, ma dice Lusetti, «dobbiamo avere la consapevolezza che è necessario riposizionare la nostra presenza su mercati nuovi, verso nuove categorie sociali e verso una maggiore capacità ad esportare».
«Siamo oggi forti nel mercato domestico che non cresce, anzi arretra e su mercati dove la domanda è condizionata dal pubblico che sappiamo essere in forti difficoltà finanziarie», aggiunge.
No all’omologazione
«Questa necessità di riposizionarsi strategicamente deve diventare il terreno su cui misurare la nostra capacità di fare proposte e produrre idee che siano in grado di sviluppare tutto ciò che è “Made in Italy”, dalla produzione alimentare alla valorizzazione del nostro ambiente, dai beni culturali alle nostre capacità creative», ha aggiunto.
Ma occorre anche fare di più «per evitare che si estenda un certo egoismo aziendale indotto dalle difficoltà economiche; che si affermi nella governance delle cooperative un’acritica omologazione alle modalità gestionali tipiche delle società convenzionali; che sopratutto una sorta di rassegnazione all’inesorabile declino del nostro movimento ci faccia ripiegare su noi stessi cancellando dal nostro lessico la parola futuro».
La distintività sopra tutto
Strategica, per Lusetti, è la concezione di un mercato in cui operano una diversa platea di soggetti economici che si distinguono non per le dimensioni, le efficienze o i prodotti ma per la diversa finalità che perseguono.
«Questa nostra distintività valoriale è il vero fattore che ci rende unici e vincenti. Non facciamoci rubare le nostre parole, non rinunciamo a fare la fatica di dare sempre un senso attuale a valori quali la solidarietà intergenerazionale, la democrazia e la trasparenza nei percorsi decisionali, e sopratutto il senso di responsabilità che abbiamo verso i nostri associati e verso le altre cooperative».
Crisi e responsabilità
«Siamo ormai troppo grandi per non essere responsabili» dice Lusetti, riferendosi alle crisi mediatiche e giudiziarie degli ultimi mesi.
«Quando uno di noi commette un errore deve sapere che gli effetti non ricadranno solo su di sè ma anche sul movimento nel suo insieme. Ma soprattutto dobbiamo sentirci fino in fondo la nostra parte di responsabilità per contrastare il dramma della disoccupazione che in modo crescente attanaglia il Paese. Noi cooperatori siamo nati per dare e creare lavoro e questa vocazione la dobbiamo perseguire in tutti i modi e in tutte le forme».
Verso l’Alleanza
Nell’arco dei prossimi mesi AGCI, Confcooperative e Legacoop andranno tutte a congresso. Da queste tappe organizzative si attende una spinta decisiva per la fondazione dell’Alleanza delle Cooperative a tutti i livelli, di settore e territoriali. «L’Alleanza ha avuto un momento di svolta nel gennaio scorso quando si è deliberato di fare un ulteriore passo in avanti decidendo di costituire l’Associazione e di dare vita a gruppi di lavoro tematici che avranno il compito di progettare la nuova casa di tutti i cooperatori Italiani». Di fronte alla crisi politica ed economica che stanno vivendo le associazioni di rappresentanza, cambia il modo stesso delle cooperative di rapportarsi con il proprio sindacato di riferimento. «Queste dinamiche già oggi tendono a modificare la domanda delle cooperative associate, che chiedono sempre più un supporto qualificato per lo sviluppo sui mercati, un luogo dove discutere l’evoluzione e la modernizzazione della forma cooperativa, di promozione di nuova cooperazione verso nuovi mercati e nuove categorie sociali da cui far nascere le nostre eccellenze del futuro».
Le cooperative al centro
In questo quadro i bisogni delle cooperative e dei soci sono al centro, perché ormai non c’è più spazio per sovrastrutture che non creino valore.
Quello che serve, sostiene Lusetti, è «una nuova geografia organizzativa, una semplificazione ed efficientamento della struttura ed un sistema di contribuzione associativa che assicuri l’efficacia delle azioni programmate, sono le condizioni per la messa a punto della Associazione dei cooperatori italiani, in grado di affrontare in positivo le sfide che le trasformazioni economiche e istituzionali in atto pongono». E perché l’Alleanza non sia solo un fatto burocratico, ma un nuovo inizio, in questo percorso vanno coinvolti il maggior numero di soci e cooperative possibili, affinché sia chiaro che questa scelta è un’opzione strategica, non un accidente formale.
«Dobbiamo fare uno sforzo straordinario per far vivere questo nostro progetto in tutte le situazioni dove si riuniscono i nostri soci, nei Consigli di Amministrazione, nelle Assemblee di cooperativa e di associazione. Se essa deve diventare il trattino che unisce le nostre storie con il futuro la dobbiamo rappresentare e raccontare con le parole giuste che facciano emozionare la nostra gente, che diano a tutti Noi la consapevolezza e la emozione che stiamo costruendo qualche cosa di grande per noi e per il nostro Paese».

a cura di Emilio Gelosi

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