Maggio 13, 2014

A Riccione la due giorni delle cooperative sociali emiliano-romagnole

Sono 150 i cooperatori sociali di Legacoop Emilia-Romagna che si sono riuniti il 13 e 14 maggio a Riccione per l’annuale assemblea regionale di Legacoopsociali. Il tema centrale dell’assemblea è stato l’innovazione.
legacoopsociali
«Non è casuale – spiega il responsabile di Legacoopsociali Emilia-Romagna Alberto Alberani – che si parli di innovazione connettendolo alla cooperazione sociale, una realtà che si è affermata grazie alla capacità di leggere e interpretare i cambiamenti proponendo attività e azioni innovative. Siamo stati protagonisti nella chiusura dei manicomi e delle scuole speciali, nell’inventare l’assistenza domiciliare e i servizi per minori, nella promozione di percorsi di inserimento lavorativo e arrivando in questi ultimi anni a diventare leader nei servizi alla prima infanzia. Innovazioni che hanno riguardato anche la costante acquisizione di competenze manageriali trasformando motivati e volonterosi operatori sociali in imprenditori che hanno dovuto acquisire competenze bancarie-finanziarie, gestionali-organizzative, legislative, fiscali, giuslavoristiche e politiche sia nei rapporti interni, sia nelle relazioni esterne».
La cooperazione sociale, anche in Emilia-Romagna, è cresciuta moltissimo, assumendo un ruolo sempre più importante nelle politiche di welfare. Sono 24.000 i lavoratori che operano in 220 cooperative, che esprimono 1 miliardo di fatturato.
Uno sviluppo affrontato sempre con la massima attenzione ai valori cooperativi, alla qualità del lavoro e, appunto, all’innovazione. Nella due giorni di Riccione sono state presentate 18 esperienze di innovazione sociale attuate con risultati sempre positivi. Sonocose già fatte, come indica lo slogan dell’assemblea, che riguardano le cooperative che operano nel settore socio-educativo e di inserimento lavorativo.
Nel corso dell’assemblea, che è stata aperta dal presidente di Legacoop Romagna Giancarlo Ciaroni, è intervenuto il consigliere regionale Marco Carini, uno dei promotori della nuovo disegno legge regionale sulla cooperazione sociale, la cui prima definizione che risale al 1994.
Pur con la consolidata collaborazione con le amministrazioni pubbliche, infatti, non mancano i problemi: «Il sistema di accreditamento messo in atto nella nostra regione – spiega Alberani –  è un sistema pieno di pecche, di limiti e contraddizioni che abbiamo con forza segnalato e che continueremo ad evidenziare. Nonostante questo siamo orgogliosi di fare parte e di essere in un sistema che ci vede impegnati con tante altre brave persone della pubblica amministrazione a coniugare qualità dei servizi, affermazione dei diritti e sostenibilità economica».
«Per quanto riguarda le cooperative di inserimento lavorativo – prosegue il responsabile di Legacoopsociali – ci arrabbiamo quando riscontriamo contradditori atteggiamenti nelle stazioni appaltanti o nelle aziende multiservizi che, per presentare buoni dividendi ai propri azionisti, non si preoccupano di quelli che sono gli effetti sui lavoratori. Pensiamo alle gare al massimo ribasso, così diffuse anche nel settore socio-educativo. Non sono poche le coop di tipo b, quelle che hanno tra i soci persone svantaggiate, che di fronte a condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento cercano altri settori e mercati innovativi dove sia possibile garantire lavoro buono».

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