Gennaio 28, 2014

«Ci servono più pesci grandi»: intervista al presidente di Lega Pesca, Sergio Caselli

Le cooperative dei pescatori romagnoli nel 2014 festeggiano 130 anni di storia. Ma con un mare che dà sempre meno pescato e i costi alle stelle, il primo obiettivo per sopravvivere è concentrare di più l’offerta.

sergiocaselli
Era il 1884 quando la prima “Società di mutuo soccorso fra la marineria” nasceva a Rimini. Oggi Lega Pesca Emilia-Romagna riunisce una trentina di cooperative, rappresentando gli interessi economici e sociali della maggior parte dei pescatori e delle imprese lungo i 120 chilometri di costa da Goro a Cattolica. Gli stessi mercati ittici di Rimini (il più grande), Cattolica, Goro e Porto Garibaldi sono gestiti da cooperative. Sergio Caselli, già Vicepresidente del settore agroalimentare di Legacoop Ferrara, è responsabile regionale di Lega Pesca dall’inizio del 2010.
Quali sono le dimensioni e le caratteristiche del settore pesca in Emilia-Romagna?
La marineria conta una flotta di circa 740 imbarcazioni attive nelle diverse discipline della pesca a strascico, volante, reti da posta e draga idraulica. Lega Pesca rappresenta il 90% delle imprese del comparto di Rimini e circa il 70% di quelle del ravennate. L’età media degli addetti è bassa, molti hanno fra i 20 e i 40 anni.
Nel 2012, la media annua è stata di 94 giornate di pesca, per un totale di 64.824 giorni. Negli ultimi 10 anni le giornate di pesca hanno registrato un calo progressivo del 60%, mentre in termini quantitativi il pescato si è ridotto del 40%. Si è assistito nel tempo anche ad un calo delle imprese, ed è prevedibile un’ulteriore selezione nei prossimi anni, specialmente per alcune tipologie: lo scorso anno sono state presentate 90 domande di contributi europei per il fermo definitivo dello strascico, su un totale di 214 imprese che praticano questa tipologia.
Dal punto di vista economico il valore della produzione ittica annua si aggira sui 150-160 milioni di euro, stimato sommando le produzioni di tutte le imprese, acquacoltura compresa.
L’Adriatico con i suoi fondali bassi è ancora un mare pescoso?
A causa dell’apporto di grosse quantità di acqua dolce dal Po il mare presenta zone di anossia e soffre della carenza di prodotto ittico di tutte le specie. Da un paio d’anni le vongole scarseggiano e mostrano un accrescimento più lento. Sono necessari così periodi di fermo pesca più lunghi. La costa emiliano-romagnola vede inoltre la presenza di molte attività estranee alla pesca che occupano spazi di mare, come il poligono di tiro della Nato fra ravennate e ferrarese, o le piattaforme estrattive dell’Eni (situazione “compensata” in parte dalla formazione delle cozze che vengono raccolte da due cooperative). La carenza di prodotto in mare non è causata da una pesca troppo aggressiva. Le politiche perseguite dall’Unione europea negli ultimi 15-20 anni, così come i programmi comunitari fino al 2020, mirano a ridurre ulteriormente lo sforzo di pesca.
Quali sono gli altri problemi con cui si deve misurare oggi la pesca?
La pesca oggi è come l’agricoltura 40 anni fa, con una frammentazione eccessiva dell’offerta. D’altra parte, però, il “km zero” nella pesca c’è già da sempre: strutturalmente i pescatori si rapportano strettamente con il loro territorio. La crisi in generale sta condizionando i prezzi di vendita del prodotto, che in alcuni casi toccano livelli molto bassi, anche se i prezzi di vendita al consumatore finale non sempre scendono altrettanto. C’è poi la questione del gasolio, che pur non essendo gravato dalle accise incide molto sui costi. Lo scorso aprile è stata approvata la legge per l’abbattimento delle accise sulla benzina dei propulsori, ma ancora manca il relativo provvedimento dell’Agenzia delle entrate. Anche il mare, poi, è interessato dal tema delle concessioni e in Legge di stabilità è stato inserito un emendamento che le proroga al 2020. E’ il caso degli impianti di acquacoltura di vongole e cozze di Goro e Porto Garibaldi.
Su quali fronti è impegnata Lega Pesca per sostenere il settore?
L’impegno è stimolare le imprese a valorizzare sempre di più e meglio il prodotto ittico.Le cooperative di pescatori associano tipicamente singoli piccoli imprenditori armatori, tuttavia il settore si sta innovando dal punto di vista della filiera e della concentrazione dell’offerta. Si sono costituite alcune Organizzazioni dei produttori della pesca (OP) che riuniscono sia singole imprese che cooperative, come a Rimini (dove si contano una decina di soci), Bellaria e Cattolica. Le OP sono importanti per controllare la risorsa ittica, definire disciplinari di produzione, introdurre tecniche di pesca più adeguate e valorizzare il prodotto dal punto di vista commerciale, culturale, alimentare.  Dovremo intercettare al meglio anche le risorse del nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), investire di più in formazione e professionalizzazione, nella diversificazione produttiva. Attendiamo infine la legge regionale sull’ittiturismo, che dovrà sempre più vedere il pescatore come “guardiano del mare”, il primo ad avere interesse che l’ambiente e le sue risorse rimangano sane ed equilibrate.

a cura di Giorgia Gianni

(da La Romagna Cooperativa n.1/2014)

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